• Humangerie Team

6 producer/dj donne che spaccano di brutto (e si fanno un bel mazzo)

Diciamocelo, sarà anche il 2020 e avremo sfatato anche tante disuguaglianze. Però di donne, specialmente in ambito elettronico, non ne conosciamo una varietà sconfinata. Sfido chiunque a tirar fuori a bruciapelo una dj donna. Hai detto Amelie Lens? Beh almeno hai sfondato oltre Nina Kravitz. O Charlotte DeWitte. Ok, probabilmente hai esaurito la lista.


Alt.


In realtà il problema è che la gente c’è, ma spesso è ben nascosta al grande pubblico. In realtà probabilmente è un bene, teniamocele care queste ragazze e garantiamogli lo status di specie protetta dalle contaminazioni mainstream.

Il panorama è fortunatamente ricco di personalità eclettiche, ma in Italia come al solito queste cose arrivano con un’eco ridotta. In ogni caso negli ultimi anni, grazie al sempre maggior successo delle varie piattaforme di streaming musicale (e a cose geniali come Discovery Weekly, i vari Boiler Room etc.) le persone ascoltano molta più roba senza preoccuparsi della provenienza.


Tristemente, in ambito elettronico le poche dj/producer donne più conosciute al pubblico ricadono a grandi linee in due categorie: EDM, e quella che io chiamo techno “intrippata” (e che in realtà si divide in molti sottogeneri, ma per comodità uso questo termine ombrello).

De gustibus, ma esiste anche ben altro oltre a queste due direzioni più gettonate. Qui sotto ho selezionato 6 artiste molto eterogenee tra loro, ma tutte accomunate da grande creatività e voglia di sperimentare addentrandosi negli angoli più sperduti di ciò che l’elettronica ha da offrire.

Mi raccomando andate a esplorare la playlist Spotify creata con ore di duro lavoro per l’occasione con l’intera squisiterrima selezione di tunes raccolti solo per le vostre orecchie.


> Time Killah - Days of Quarantunes


Avalon Emerson


Complessa e multistrato, classe 1988, straight out of San Francisco. Non mi piace identificare la musica di un artista facendo il paragone con qualcun altro, ma in questo caso ci sta parecchio ed è più che altro un complimento. Avalon Emerson ricorda moltissimo l’ecletticità a 360° dell’ormai mitologico Kieran Hebden aka Four Tet, uno dei pilastri della sperimentazione elettronica in attività dai tardi anni ‘90 (col quale per altro vanta una splendida collab).

Il vibe è molto etereo, le ritmiche spaziano dal martello soft, a quello hard, al noise. Le texture sonore sono strutturate, hanno la complessità di un paesaggio a volte oceanico, a volte spaziale, a volte deserto, sempre molto atmosferiche e organiche. Si percepisce un’attenzione enorme verso la composizione/produzione, nonché una cultura musicale molto ampia e diversificata a supporto di questa incredibile complessità dal sapore analogico. Insomma, la ragazza ci sa fare e non ha nulla da invidiare a nessuno. Inchinatevi e rendetele omaggio.

Bella Boo


Svedese, trapiantata a Los Angeles, il primo album ‘Once Upon a Passion’ è fresco fresco di release datato Novembre 2019 dopo una serie di ep, singoli e una solida esperienza come dj nei club di Stoccolma. Di Bella Boo si sa poco, ed è dura reperire informazioni – a farne uscire il record è il collettivo svedese Studio Barnhus (miniera di perle che esploreremo a parte).

L’atmosfera è marcatamente deep house, con echi sintetici molto sperimentali intrisi di una nostalgia sensuale e soft. Non mancano campionamenti da vecchie tracce, digressioni beatless/ambient, e pezzi come ‘Your Girlfriend’ che si affidano a vocal in una riuscita contaminazione tra elettronica e pop. Anche gli smartellamenti più da club mantengono un’eleganza lo-fi impareggiabile. Da gustare lentamente, al tramonto, in compagnia di un birrino ghiacciato.


혜진Park Hye Jin


Originaria di Seoul, Corea del Sud, questa giovane producer attualmente stanziata in UK coniuga una sorta di minimal club house con testi e inserti vocali ai limiti del parlato nella sua lingua natale, il coreano. Il mix risultante è così evocativo e smooth che nulla, ve lo dovete ascoltare per capire. Come in molte altre forme artistiche, essere sintetici e minimali in ambito musicale è una skill complessa e difficile da mettere in pratica. Sapere come distribuire una manciata di elementi senza risultare blandi è complesso, ma, per certi versi, mi piace pensare che la cultura dei popoli orientali, per così dire, “ce l’abbia nel sangue”. Questa sorta di giardino zen dell’elettronica pieno di riverberi e sintetizzatori dal sapore acquatico è il terreno dove opera Park Hye Jin. Abile performer, meritano tantissimo anche le sue funamboliche sessioni live a base di ricercate selezioni audiogastronomiche.


Octo Octa


Personalità di spicco, from Brooklyn with love, Maya Bouldry-Morrison AKA Octo Octa ci delizia ormai da quasi un decennio con un sound estremamente tradizionale e sperimentale allo stesso tempo. C’è un gusto breakbeat/dnb vecchio stampo a base di loop e drum machine, soundscape urbane che evocano vecchi magazzini riconvertiti in warehouse dedicate al clubbing per intenditori. Trasuda decenni di cultura elettronica di punta pazientemente rielaborata e riproposta in chiave assolutamente personale. A colpire di più sono lo spessore incredibile delle produzioni e la potenza intrisa in ogni traccia senza necessità di sonorità taglienti o aggressive. Mi immagino un impianto da millemila watt che spara a tutto fuoco tracce tipo ‘Adrift’ e la calca di danzanti intossicati che pestano i piedi per terra a ritmo. Brividissimi.

Potenza. pura.


Caterina Barbieri & Martina Bertoni


Blablabla gli italiani sono delle pippe blablabla tirano fuori solo artistoidi da quattro soldi. Spoiler: SONO TUTTE CAZZATE. Gli artisti italiani ci sono, ma (..chissà come mai) si trovano all’estero.

Ci tenevo ad includere congiuntamente in questo articolo, due super producer e musiciste delle quali dobbiamo andare molto fieri. Entrambe di formazione classica, si fondono successivamente con l’elettronica ognuna a modo proprio, incorporando digitale ed analogico in due panorami musicali che, sebbene in modo profondamente diverso, puntano alla costruzione di esperienze sonore la cui complessità lascia unicamente a bocca aperta. L’ascolto può risultare arduo, ma per chiunque abbia un po’ di dimestichezza e gusto per i patchwork intricati della musica ambient, è miele per le orecchie.


Cat Barbieri gode in realtà di una ben meritata fama all’estero, nonché di collab con personaggi del calibro di Aphex Twins. La sua è una riflessione di profondità sconcertante e di rigore chirurgico sugli effetti avvolgenti ed ipnotici delle forme d’onda sonora più basilari, spesso elaborate mediante vecchi sintetizzatori modulari analogici (Suzanne Ciani qui ha fatto scuola). Punta molto sull’aspetto algoritmico, di “macchina” delle proprie composizioni, quasi che lei stessa fosse solamente la metà umana di un’entità intelligente per metà robotica dedita ad esplorare lo sconfinato panorama di potenzialità combinatorie del fenomeno sonoro.


Avanguardistica e raffinata, con una compostezza quasi liturgica, questa è musica che guarda al futuro, e probabilmente oltre.


Martina Bertoni è innanzitutto una violoncellista coi controcazzi. Trapiantata a Berlino, si dedica ad una sorta di “pittura sonora” che sposa le proprietà acustiche degli strumenti classici con le potenzialità sconfinate dell’elettronica. E’ evidente il mood nordico e crepuscolare, che rimanda molto alle sperimentazioni folk/ambient della musica contemporanea islandese della quale i Sigur Rós sono probabilmente l’esempio più popolare. I tappeti elettronici che ne risultano sono lunghi, vibranti – si dipanano con la lentezza e l’inesorabilità di un’era geologica che avanza, e dalla quale scaturiscono non piccole rocce, bensì catene montuose e vulcani. I suoni non esplodono mai di colpo, non ci sono brusche fratture nel panorama acustico. L’intensità è presente dal primo istante e non fa altro che strutturarsi con la complessità di un fenomeno biologico, aumentando progressivamente fino all’avvolgimento più totale.


Ci sarebbe molto altro da esplorare, ma per questioni di lunghezza mi limito a fare delle menzioni speciali in ordine sparso: JASSS, rRoxymore, Shanti Celeste, Peggy Gou, LA Vampire, Mor Elian, Lauren Halo, Oli XL, Helena Hauff, Qrion, HAAi e tantissime altre. Quindi ora non avete scuse, andate, spulciate ed ascoltate!



Seguite Humangerie su Spotify. Nuove playlist ricercate e sempre aggiornate in serbo per te!



#musica #lifestyle #istruzione #cambiamento #girlpower

ABOUT               JOBS              SUBSCRIBE             CONTACTS

  • Facebook
  • Pinterest
  • Instagram

© Humangerie LLC