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Andare a letto con 50 ragazze non è figo, si chiama filofobia.

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''All’età di 26 ho capito che scoparsi 50 ragazze era da sfigati, e che se l'avevo fatto era stato per via della filofobia.''

(Nomi e volti reali rimangono segreti a tutela della privacy)

C., ha sempre avuto una paura ingiustificata e persistente dell'amore. Un po' meno dell'atto sessuale.

Spesso consideriamo questo fattore come una semplice 'cosa da maschietti', senza prenderne in considerazione il lato psicologico più profondo.


Oggi C. ci racconta della sua esperienza e ci spiega che l'assillante ricerca dell'atto sessuale può andare ben oltre un semplice luogo comune maschile.


‘’Ho finalmente capito perché tutte le mie relazioni sono esplose. Per quanto il banale mi riesca anche (troppo) bene, per trovare ciò che davvero mi emozioni ho sempre dovuto rincorrere una cosa ’impossibile’, una storia che a priori sarebbe finita. Con le altre è sempre stata un avanti la prossima.’’

H: Ciao C. Parlaci un po’ di questa ‘assillante ricerca per il sesso', se così la possiamo chiamare. Com’è nata?

C: Partiamo dal fatto che quando sei adolescente vedi American Pie, robe così, con personaggi come Stiffler che te consideri, o te li fanno considerare, come delle leggende. E da grande vuoi essere così. Poi cosa succede: c’è chi vuole ma non ci riesce, chi ce la fa, ma poi si rende conto era una cagata, e chi ce la fa e non ne esce. Tre categorie. Io faccio parte della terza.

Alle medie venivo rimbalzato a nastro. Sai la classifica dei più bellini della classe? Io ero sempre l’ultimo, schifato dalle ragazze come la peste. Al liceo le cose migliorarono e diventai un ragazzo ‘normale’, ma ancora non ero così rodato in questo stile di vita loco. Il tutto si evolse piano piano, finché non finì la mia prima grande storia d’amore. E’ lì che iniziò il degenero più totale.

A distanza di anni ho finalmente capito cosa fosse stato a scatenare questa bestia dentro di me. Si chiama filofobia.

H: Ci puoi spiegare che cos’è la filofobia? E’ la prima volta che ne sento parlare.

C: Filofobia, fondamentalmente, è la paura di innamorarsi. E’ una reazione irrazionale che, finché hai la tua armatura, relazioni brevi e superficiali, va tutto bene… Quando inizi ad innamorarti, invece, iniziano gli attacchi di ansie, di panico, vuoi solo distaccarti e fuggire. Mi è capitato più di una volta che mi iniziasse a piacere una e io, sparivo. Finché continui a scappare ti lasci il beneficio del dubbio.

E’ una reazione disarmante, irrazionale; puoi avere un attacco di panico perché ti morde un leone non perché ti piace una. E’ una condizione che ti fa’ ritrovare solo: nessuno sa niente di te, tu non riesci ad aprirti e andare oltre quell’armatura. Ho la capacità di selezionare ad hoc le donne che non vogliono una storia vera, così quando finisce la colpa non ricade su di me.


H: Ed è causata da qualcosa in specifico?

La filofobia ce l’hai dalla nascita, è data da un rapporto insicuro con uno dei due genitori. Crescendo, c’è chi riesce a gestirla e quindi si salva. Chi, come me, che invece subisce un ulteriore grande trauma emotivo e non ce la fa. Nel mio caso si tratta della fase traumatica delle medie, di tutta quell’insicurezza da cui non sono mai riuscito a liberarmi.

H: Quindi, se i traumi – specialmente collegati all’insicurezza – giocano una grande parte nello sviluppo di questa patologia, credi che questo comportamento sia anche un po’ la voglia di dimostrare il contrario? Che in realtà ‘ce la puoi fare’?

C: Beh si. Il problema è che appunto questa insicurezza rimane e che tu dimostri che ormai ce la puoi fare o meno, non cambia nulla. Il vuoto resta comunque.

In ogni caso fino a due anni non ero così esagerato, si, un po’ più arzillo rispetto agli altri, ma non così al di fuori della media. Dopo l’ennesimo trauma – questa storia con l’ex – ho proprio tirato su l’armatura e sono diventato un mostro. I miei amici fidanzati che non potevano mi esaltavo dicendomi ‘se un campione, continua così’. Ma no, non ero un campione, questa cosa era la morte interiore.


Andavo a letto con tutte queste ragazze per colmare un vuoto - non puoi innamorarti quindi cerchi di colmare il vuoto con altro vuoto.

Avete presente Barney Stinson di How I Met Your Mother? Quello è un filofobico: Barney subisce un grande trauma emotivo e si trasforma in un mostro. Con nessuna donna è se stesso, diventa semplicemente quello che le donne vogliono. Gli da quello che desiderano e poi fugge. Alla fine, quando si innamora, Barney impazzisce e non sa come gestirla. Questo sono io.



H: Hai mai cercato di mettere in guardia le donne? O, magari, lavorarci insieme senza che tu te la dessi a gambe?

C: Dipende. Io paradossalmente negli ultimi due anni sono andato a letto almeno con una trentina di tipe, ma a cena fuori, ad un appuntamento, massimo con due o tre. Un po’ alla Barney: vai in discoteca, dici tre minchiate tutto sbronzo e rimorchi. Quindi diciamo che mi è capitato di dirlo, ma in queste situazioni non ha nessuna rilevanza. Facevo quello che dovevo fare e, comunque, me la davo a gambe la mattina dopo senza ricordami niente.

Quando si generava un interesse più profondo, si, ci ho pensato, ma hai difficoltà a dirlo. Come fai a spiegare ad una tipa che lei non è una delle tante? Come fa poi lei a fidarsi?


> La mia esperienza con un ragazzo ebreo: divertitevi.

H: E cos’è che succede quelle volte che riesci ad andare oltre? Perché sempre no e qualche volta si?

C: Il mio principale campanello di allarme è il sesso: in quanto filofobico la filofobia si riflette anche nell’atto sessuale. C’è chi ha difficoltà ad avere un’erezione, chi proprio non riesce a raggiungere un orgasmo. Io per esempio in questi due anni sarò venuto 4 volte. Quindi quando riesco a venire eccolo il campanello d’allarme, capisco che una mi piace davvero. Poi vabbè, da lì partono le ansie, mi dico che non doveva succedere etc etc.

Secondo, come accennato prima, questa ricerca dell’impossibile: il filofobico non è che non ricerca la relazione - vuole stare con qualcuno, ma si caga addosso. E’ come un surfista che è viene morso da uno squalo: hai voglia di fare surf ma hai il dubbio che lo squalo torni. Una volta che ti apri ti parte il meccanismo di difesa.

Questo cosa significa: se incontri una persona ‘normale’ e la relazione va male è colpa tua, perché malgrado tu ti sia messo davvero in gioco la relazione non funzionava per dei fatti reali. Invece, se ti metti in gioco in una cosa impossibile (come con una tipa che non vuole una storia seria, qualcuno a migliaia di kilometri di distanza, una molto più grande di te…) la relazione non avrebbe funzionato a priori, e non devi incolpare te stesso. E questa quindi è l’altra cosa che mi fa riuscire ad innamorare, la, già in partenza, impossibilità di una relazione.


H: Ma con quelle (poche) donne che ti fanno perdere la testa inizi comunque ad dottare i tuoi comportamenti da ‘mostro’ (tradire, scappare etc.) o una volta fatta la paura passa?

C: E’ questa la cosa paradossale. Quando sei come me nel momento in cui inizi ad avere una storia seria ne sei VERAMENTE sicuro. Sono la persona più fedele al mondo, anzi, scappo da tutte le situazioni che potrebbero creare gelosia. Per quanto mi presenti da stronzo una volta che butto giù l’armatura divento dolce come un agnellino.

Invece, e qui mi levo un sassolino dalla scarpa, c’è da avere paura di tutti quegli altri del ‘vorrei ma non posso’, che alla prima possibilità di fare ‘level up’ lo fanno al volo. Uno che come me ha già fatto tutto, testato e tastato ogni genere di donna, non ne ha bisogno. Le fantasie le ha già soddisfatte tutte.

H: Invece ti sei mai sentito in dovere di mantenere questo ‘status’?

C: In realtà solo una volta, ed era per una scommessa con gli amici. Bisognava fare il mese d’oro, cioè una scopata diversa a settimana.

Arriviamo alla quarta settimana, erano le 4 di notte. Ero ubriaco fradicio e non era rimasta più nessuna ragazza lontanamente ‘normale’. Mi dovetti sacrificare per ottenere la corona.

Ma comunque è un fatto irrazionale, non che ti ci devi ‘impegnare’. Quando entri in questo mood di superficialità, tu ne vuoi uscire. Faresti di tutto per poterne uscire, ma sei schermato e non riesci a far entrare nessuno dentro di te. Ho lasciato andare delle donne incredibili.

H: E in amicizia? Hai lo stesso problema?

C: La difficoltà a fidarsi è in generale però appunto, una volta che butto giù l’armatura puoi avere tutto il meglio di me. E dato che in amicizia non c’è nessun ulteriore sviluppo della relazione, una volta creato è creato, fa meno paura.

H: Hai qualche consiglio per chi come te potrebbe avere lo stesso problema?

C: Io vorrei che qualcuno quando avevo 16 anni e pensai ‘voglio riuscire ad andare a letto con 50 ragazze’ mi avesse preso a schiaffi. E’ divertente eh, non è che voglio sputare nel piatto in cui ho mangiato, però delle volte ci sono delle situazioni in cui capisci che hai esagerato. Per esempio, ad ottobre andai a ballare ed incontrai 8 tipe con cui ero andato a letto. E lì dici ‘oh merda, che situazione’. Tra quella che ti odia, quella che ha ancora speranza e fa la simpatica, la tua attuale ragazza che ti guarda e dice cosa cazzo succede… Alla lunga non è più figo, ti leva proprio il fascino di quel divertimento e ti fa sentire solo una merda.

Ora trovo molto più erotico passare la notte a fare davanti ad una bottiglia di vino a dialogare con una donna piuttosto che a fare sesso selvaggio. Purtroppo, però, ho dei comportamenti così rodati dentro di me, che pur cercando di cambiare, ci casco ancora. Mi ritrovo al primo appuntamento tutto ubriaco a scopare con la tipa e dico ‘no, ci sto di nuovo scopando’.

Quindi, ragazzi, Barney è solo, non è un figo.

H: Ma nessuno ha mai cercato di farti aprire gli occhi?

C: Una ragazza, qualche anno fa.

Venivo da una settimana 7/7, avevo creato il mio piccolo harem. Mi faceva male il cazzo. Seriamente. Erano le 4 del mattino e come al solito ero ubriaco fradicio in discoteca. Farfugliavo. Questa ragazza mi attacca bottone e io già sapendo di non essere in grado di poter ‘andare fino in fondo’, le chiedo un pompino. Lei esita per un po’ e poi cede.

Usciamo dalla discoteca per andare alla macchina. Cado in un fosso. Esco dal fosso. Sono ricoperto di terra. Faccio schifo.


Alla fine riusciamo a partire e ci appartiamo in un angolo buio, stiamo ‘per iniziare’ e parte una discussione.


Finale della favola: lei mi dice ‘te, testa di cazzo, fai così perché sei rimasto traumatizzato da una tipa e fuggi da tutto ciò che può essere bello’.


Lì per lì la mandai a fanculo. Mi svegliai la mattina dopo pensando ‘cazzo se c’ha ragione’. E dopo due giorni finalmente incontrai la mia ex storica.


Quindi, ragazzi, ci vuole coraggio per far entrare qualcuno nella tua vita, per essere vulnerabile, per poter pensare di farci una famiglia. Quindi il consiglio è si divertitevi, ma cercate di capire anche perché, e come, lo state facendo.

In realtà noi cacciatori siamo solo persone ferite che hanno bisogno di amore.


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