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Cambiando lingua cambiamo anche personalità?

Vi è mai capitato di sentirvi diversi quando parlate una lingua diversa? E' stato provato che non è frutto della vostra immaginazione, ma che parlare un'altra lingua può davvero cambiare l'atteggiamento ed il modo di pensare.



Avete mai notato che quando parliamo un’altra lingua sembra che la nostra personalità cambi? Da anni mi stavo domandando se questo fatto fosse vero o semplicemente un’idea che mi ero fatta perché non parlando come parlo di solito potrebbe sembrare abbastanza ovvio sentirsi “diversi”. Eppure, ho scoperto che non è uno scherzo della nostra mente, ma che parlare un’altra lingua veramente cambia, almeno in parte, la nostra personalità. Andiamo a vedere in che modo.


Si va per schemi mentali

Ovviamente una diversa lingua offre schemi mentali differenti: la lingua è connessa alla cultura di una certa popolazione quindi, ogni volta che si parla una certa lingua, si ha in testa "l'assetto mentale" di quella cultura e la diversa accezione e sfumatura che quella cultura dà a quella frase o parola. Inoltre, ci sono interi concetti che in italiano non riusciamo nemmeno ad esprimere, e questo semplicemente perché quel modo di dire non ci appartiene. Quindi è ovvio che, anche se non è la nostra lingua madre, ogni volta che parliamo un idioma diverso cambiamo un po' il nostro modo di pensare, e quindi di essere.


Facciamo qualche esempio: la parola “flow”, ormai entrata in tutti i nostri dizionari, significa in italiano, letteralmente, “flusso”. Ora, se io dico a qualcuno andrò “col flusso della serata per vedere cosa fare”, si, ha sicuramente senso, ma non ha un'accezione così perfetta come “andrò col flow della serata”, perché esso, nella lingua inglese ha una precisissima sfumatura che in italiano non c’è. Lo stesso può valere per una parola come “misunderstanding” che in italiano è semplicemente “malinteso”. Per qualche misteriosa ragione però, per qualcuno che parla inglese, quel “misunderstanding” ha una reazione molto più immediata nel nostro cervello piuttosto di un “malinteso” italiano che necessita di molte più spiegazioni.



Per questo, chi parla più di una lingua, tende spesso ad usare termini stranieri anche nella propria lingua madre riuscendo così ad esprimere una serie di specifici pensieri in maniera molto più diretta e con la giusta sfumatura. Peccato per i vostri amici che quando tornate da Londra e parlate quell’orrendo mix di italiano e inglese non fanno altro che dirvi di smetterla e voi non capite come possano non percepire quanto è “perfetto” quello che state cercando di esprimere.



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Un altro caso riguarda invece il peso che certe parole hanno in un’altra lingua, quell’associazione che la nostra cultura ha creato tra una parola ed un oggetto. Per esempio, per noi un drago è un essere spaventoso, mentre per i cinesi è un simbolo potentissimo di fortuna e saggezza. Quindi, il mio modo di interpretare un drago cambierà drasticamente se parlo anche cinese, mentre ci potrebbe essere un grande “misunderstanding” tra un cinese ed un occidentale che usano la parola drago in una frase, ma senza poter davvero capire cosa intendono l’un l’altro.


«La visione culturale sottesa alle parole di lingue differenti può influenzare chi conosce più di un idioma — sottolinea Abutalebi —. Il cervello, dovendo processare lingue con una semantica varia, associa ai singoli concetti elementi tratti dai linguaggi che conosce. In genere poi chi padroneggia più lingue è più curioso nei confronti delle culture legate agli idiomi conosciuti e questo facilita una maggior apertura e una visione diversa delle cose. Il modo di pensare e relazionarsi col mondo rimane immutato solo se una lingua viene imposta, perché in questo caso si mette in atto una resistenza a qualsiasi “commistione” culturale».

Spiega meglio Jubin Abutalebi, neurologo cognitivista e docente di neuropsicologia dell’Università San Raffaele di Milano.


Un'altra scoperta dell’economista Keith Chen dell’Università di Los Angeles, ci ha dimostrato come una diversa lingua può anche cambiare drasticamente e permanentemente alcuni nostri comportamenti o visioni nella vita quotidiana. Per esempio, i cinesi non avendo un tempo verbale preciso per parlare del futuro tendono a risparmiare molto di più (circa il 30%), contrario agli inglesi che vedendolo come una cosa netta e non così distante hanno meno inclinazione a risparmiare per un “lontano futuro”. Oppure uno studio su bambini ebrei e finlandesi ha appurato che i primi si rendono conto all’incirca un anno prima di essere maschi o femmine, al contrario dei secondi che non assegnando un genere alle parole ci mettono più tempo.


Quindi ogni popolazione, possedendo un diverso modo di interpretare la vita e i simboli appartenenti alla sua cultura, possiede anche un modo completamente diverso di esprimersi e plasma il suo modo di essere su quello che è lo schema mentale appartenente a tale cultura. Così diventa ovvio che, più lingue si parlano, più non si possiede un preciso schema mentale, ma si cambia a seconda della cultura in quel momento prevalente nella nostra mente.



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Pensieri e parole

Un altro fatto particolare è che essendo impossibile essere totalmente bilingue, ovviamente ci sarà sempre un lingua che non padroneggiano al 100%, e quindi cosa accade?


Paradossalmente nella lingua non-madre siamo molto più diretti, molto più inclini a prendere decisioni pragmatiche, siamo meno influenzati dall’emotività che la nostra lingua madre ci conferisce.


«Un idioma che non sia appreso dalla nascita è meno influenzato dalle emozioni perché mentre lo si parla si deve esercitare un controllo cognitivo maggiore per “spegnere” la madrelingua, che resta il vettore della morale, dell’etica, dei sentimenti»

Dice Abutalebi.


Per questo stesso motivo a volte siamo anche più simpatici in altre lingue: il non saper perfettamente esprimere le varie sfumature di un concetto fa si che siamo più diretti e concisi, spontanei, focalizzandoci sul momento corrente piuttosto che su mille rigirii di pensieri e parole.


Inoltre meno esperienza si ha con l’altra lingua più si tende a cambiare personalità: come un bambino che inizia a registrare le parole associandole a determinati stati d’animo (che si manifestano automaticamente quando si pronunciano), il nostro comportamento si plasma a seconda dei nuovi impulsi che riceviamo da certe parole.


In questo modo la nostra personalità si arricchisce sempre di più e in ogni lingua fa uscire in noi un nuovo tratto dato da esperienze più recenti e nuove sensazioni associati a quest’ultima.



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I benefici sul cervello

A parte l’arricchimento personale, comunque, parlare più lingue ha anche un enorme impatto benefico sul nostro cervello. Secondo una ricerca dell'Institute of Medical Sciences di Hyderabad, diminuisce nettamente il rischio di Alzheimer, demenza frontotemporale e di demenza vascolare, rispetto a chi invece parla solo una lingua. In più, aumenta le nostre abilità cognitive e l’apertura mentale, e l’esperienza in vari campi e culture conferisce a chi parla più di una lingua l’abilità di prendere le giuste decisioni e più velocemente.



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