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Cos’è che ci fa così maledettamente paura del cambiamento?

Siamo tristi, scontenti, insoddisfatti di una certa situazione, e perché non la cambiamo? Cos’è che ci porta al voler rimanere saldamente aggrappati alle nostre sicurezze, seppur infelici? Vediamo la psicologia dietro la paura del cambiamento, come prenderne atto e come affrontarla. Una bocca d'aria fresca serve a tutti ogni tanto!



Siamo tristi, scontenti, insoddisfatti di una certa situazione, e perché non la cambiamo?

Cos’è che ci porta al voler rimanere saldamente aggrappati alle nostre sicurezze, seppur infelici? Restiamo a crogiolarci nei nostri mali e l'idea di cambiare e basta a volte nemmeno ci passa per la testa. Perché ci viene sempre detto di non “scappare” dai problemi, ma rimanere dove siamo e risolverli? Certamente accumulare una serie di scheletri nell’armadio per poi mollare tutto da un momento all'altro non è il modo giusto di cambiare le cose, ma nemmeno l'eccessivo sforzarsi a non mollare ha senso, se il contesto in cui si è non è propositivo.

A volte imparare a lasciar andare è più importante di lottare.


Se si ridimensionasse il pensiero del cambiamento, capiremmo che non è nulla di che. Tutti gli umani di questo mondo abitano sulla tua stessa terra e fanno le tue stesse cose, quindi che tu sia a Milano, Londra o Hong Kong, che tu faccia il cameriere, l’imprenditore o l’elettricista, o che tu sia astemio, tossico, vergine o prostituta, ci sono altri miliardi di persone che fanno esattamente quello che fai tu, e anche una volta che avrai deciso di cambiare sarà lo stesso. Non sarai mai l’unico stronzo a prendere una decisione o non sarai mai speciale o mediocre perché hai deciso di licenziarti, mollare l’università, il tuo ragazzo o cambiare paese. Tutto potrebbe andarti molto male come molto bene, con le stesse probabilità che avresti se continuassi a fare la stessa cosa per tutta la vita.


L'unica differenza sta che nella nostra bolla sicura evitiamo di guadare ciò che ci fa paura, nascondiamo a noi stessi ciò che non ci piace e ci convinciamo che tanto siamo fatti così, e qualunque cosa faremmo non ci sarà verso di cambiare le cose perché siamo noi che siamo in questo modo, non è il contesto che è sbagliato. E quindi l'idea di fallire di nuovo, anche dopo aver attuato un cambiamento, ci fa più paura della stessa infelicità che almeno ci dà la possibilità di continuare a lamentarci perché tanto, al momento, "non possiamo farci niente a riguardo". In realtà falliamo ogni giorno in una miriade di cose anche nel nostro piccolo, nessuno ci giudicherà per aver preso coraggio di fare qualcosa di nuovo. Se si sente il bisogno di cambiare vuol dire che qualcosa al momento non ci rende felici, ed è già un fallimento di per sé.



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Quindi cosa abbiamo paura di perdere? Vediamo cosa ci dice la psicologia.


1. Il senso di "continuità dell’identità"


Ogni essere umano è fatto in un certo modo e si è costruito una certa identità. Ci vogliono anni e discreti sforzi per arrivare ad un risultato consistente e, sopratutto, all'accettazione di sé stessi. E quindi che succede? Attuare un cambiamento metterebbe in ballo dei fattori che potrebbero mutare il nostro modo di comportarci, di sentirci, facendoci perdere la sicurezza che abbiamo acquisito nel tempo di chi siamo. Dopo gli sforzi fatti per accettarci e conquistare le poche sicurezze che abbiamo l'idea di dover iniziare dall'inizio ci fa, effettivamente, una paura cane.


In realtà, se quella che abbiamo acquisito è un'identità solida e sincera niente di noi muterà davvero, se invece plasmeremmo la nostra identità alla prima occasione ecco che forse il cambiamento è più che necessario, perché "noi stessi" non l'abbiamo ancora trovato.


2. La "coerenza nella visione della realtà"

Ognuno di noi vede le cose in un certo modo, ha una visione del mondo. Non vogliamo, spesso, mutare questa visione perché è la base su cui abbiamo costruito la nostra esistenza.

Cambiarla potrebbe mandare in frantumi ciò che per anni abbiamo pensato della realtà e del mondo e quindi, ad aggiungersi alla continuità di come vogliamo percepire noi stessi, si aggiunge anche quella del mondo circostante.


Dico dal profondo del mio cuore che se nella vita non avessi deciso di cambiare la mia visione del mondo oggi sarei un'idiota. Il mondo è vario per un motivo e vivere nella nostra piccola realtà forse ci proteggerà da tanti mali, ma trasformerà quei nostri piccoli e frivoli mali in problemi insormontabili. Ovviamente ognuno vive in relazione al contesto circostante, ma la paura di un banale fallimento, di dover vivere due mesi su un divano, ritrovarsi con tutto o niente da un giorno all'altro non sarà niente di che se ci dessimo la possibilità di osservare cosa e chi c'è intorno a noi. E con questo non parlo solo del saper affrontare il negativo, ma anche il positivo. Tutto ha un diverso perso ed una diversa accezione una volta che si conoscono diversi generi di vita e contesti. La verità è che la realtà non è affatto coerente e basta.



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3. La "tolleranza dell’incertezza"

Ogni persona ha un diverso grado di tolleranza verso ciò che è incerto. In tante persone una semplice incertezza può causare paura, senso di vuoto, ansia. Per questo chi non è tollerante nei confronti dell’ignoto tende ad avere ancora più paura dei cambiamenti che riguardano la sua vita personale.


Quello che penso è che bisognerebbe solo istruirsi verso ciò che l'ignoto effettivamente è. Certo che qualunque cosa succeda tornare nella tua stessa casa di sempre, col tuo cane e i tuoi stessi vicini rompicoglioni è meno ignoto di quello che potrebbe succedere se si invertisse anche un minimo tassello di questo puzzle perfetto. Ma il senso di ingabbiamento che ti conferisce questa routine non è egualmente ansiosa? Non fomenta ogni giorno di più quel senso di vuoto dentro di te? Se si, ti assicuro che l'ignoto non sarà che una boccata d'aria fresca. E poi tutto è ignoto, sia quello che ti succederà domani qui, che a 200 mila km da casa, solo che qui pensi di averne il controllo. Perché?



4. La "focalizzazione sulla perdita"

Chi non è usuale al cambiamento, non vede l’evoluzione come un qualcosa di guadagnato, ma come una perdita, che può essere di amici, di ricordi, di sensazioni. Non ci rendiamo conto di quanti più amici, ricordi o sensazioni potremmo avere se solo non avessimo paura di lasciar andare, o mettere da parte per un po’, una piccola parte di esistenza.


Io forse tendo a cambiare anche troppo e se fosse per me ogni volta che cambio qualcosa nella vita mi ritroverei ad eliminare per sempre il passaggio precedente, non perché voglia ma proprio perché caratterialmente tendo a distaccarmi da ciò che non è intorno a me in quel momento. Con questo cosa voglio dire: malgrado i miei "sforzi" per scappare e reinventarmi non ho mai perso niente di ciò che lasciavo indietro, anzi. Ora più che mai le persone ti scriveranno, ti cercheranno, vorranno sapere in continuazione cosa fai e come stai. I tuoi ricordi rimaranno lì dove li hai lasciati e non ci vorrà niente a tornare un attimo indietro a recuperarli. Le sensazioni importanti non le dimenticheremmo nemmeno dopo 10 anni, le altre si, ma come avremmo dimenticato quelle del nostro presente attuale. E quanto sarebbe più bello poter aggiungere ulteriori esperienze a questo bagaglio di emozioni? E questo vale sia che se al momento siamo molto scontenti (sopratutto qui), ma anche se si è sereni e si ha bisogno di una semplice botta di vita.



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Proviamo a valutare cosa guadagneremmo e cosa perderemmo se facessimo una certa scelta per cambiare. Il gioco dei pro e dei contro sembra una cazzata da bambini, ma è spesso uno dei modi più lampanti per vedere cosa si desidera o di cosa avremmo davvero bisogno.


Con questo voglio comunque sottolineare che non bisogna cambiare da qualsiasi cosa che ci renda insoddisfatti o scappare da ogni minimo problema; anche quello, poi, si tramuta nella stessa fobia. La paura folle che un giorno tutto possa tramutarsi in staticità e ordinarietà è, ugualmente, paura del cambiamento, solo di un altro genere. L'importante è valutare la nostra situazione attuale e capire, come si usa dire, se "stiamo vivendo o sopravvivendo".


Invece di domandarti “Sei sicuro? E se fosse peggio? E se non ce la facessi?” Chiediti invece, “Perché non dovrei farcela? E se fosse troppo meglio? Cosa mi sto perdendo da quell’altro lato?” La sicurezza non esiste, esiste solo imparare a lanciarsi e godere di non sapere dove si atterrerà, piuttosto che restare attaccato ad un ramo aspettando soccorsi esterni che forse non arriveranno mai.


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