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Cosa mi hanno insegnato le relazioni a distanza sull'amore

“Si, adoro l’idea di non averti mai accanto e masturbarmi più di quanto avrei mai creduto possibile, amore mio”.



Una frase che sicuramente avete sentito dire o pronunciato voi stessi: “Io sono contrario alle relazioni a distanza”.


Beh… che dire. Onestamente ragazzi, c’è davvero bisogno di specificare? Insomma, chi è che direbbe di essere favorevole? “Si, adoro l’idea di non averti mai accanto e masturbarmi più di quanto avrei mai creduto possibile, amore mio”.


Eppure, di persone favorevoli ce ne sono. Se escludiamo quella piccola percentuale di individui tendenzialmente spaventati dall’idea di legarsi e di dover sacrificare i propri spazi, che vedono nella relazione a distanza un ideale compromesso tra vita di coppia e possibilità di farsi i cazzi propri, il popolo dei favorevoli è generalmente costituito da poveri malcapitati che, molto spesso, dopo essersi detti assolutamente contrari per tutta la vita, si sono innamorati di qualcuno che vive chissà dove, e sono finiti loro stessi “vittime” di una relazione a distanza.

Essendo una donna appartenente a quest’ultima sfortunata categoria da oltre due anni, posso dire a questo di aver esplorato la questione a fondo, e con mia grande sorpresa mi sono resa conto col passare tempo che accanto alle classiche e decisamente non trascurabili difficoltà, la distanza mi ha anche offerto delle opportunità uniche, non solo per la qualità della mia relazione, ma per la mia stessa crescita personale.

Chiariamo subito, non ho nessuna intenzione di indorare la pillola. Portare avanti una relazione a distanza resta un’impresa tutt’altro che facile. Quando ami qualcosa, vuoi poterla amare a pieno in qualsiasi momento, non solo per qualche giorno al mese, non solo quando sei libero da tutto il resto per poter andare a prendertela. Quando la persona che ami vive lontano, ti manca tutto. Ti manca mangiare un boccone insieme, ti manca uscire con i vostri amici per un tranquillo lunedì sera, ti manca non dover programmare tutto con un mese di anticipo. Ti mancano i suoi baci, ti manca il sesso. Non voglio rattristare nessuno, ma credo sia importante chiarire tutto questo perché con delle difficoltà del genere, se manca la motivazione le cose non possono funzionare. E nel mio piccolo ritengo giusto affermare che in questi casi l’unica motivazione necessaria è amare sinceramente.

Poste dunque queste semplici ma fondamentali premesse, vi voglio raccontare cosa mi ha insegnato la mia relazione a distanza.


> La mia esperienza con un "fratboy"


Credo che la parola più adatta per iniziare sia comunicazione.

Non vi dico niente di nuovo, l’importanza di tale concetto è ormai riconosciuta da tutti. Insomma, sono sicura che non sono la prima persona che vi ricorda l’importanza di comunicare in una relazione. Eppure ammettiamolo ragazzi, molte coppie non lo fanno; quasi tutte credono di farlo, ma in realtà parlano di niente.



Quando penso a comunicare in una coppia intendo esprimere, raccontare e condividere idee, sensazioni profonde, desideri, dolori. Mostrare chi si è, insomma, cosa si vuole, di cosa si ha bisogno, nella vita in generale quanto nella coppia. Secondo la mia esperienza diretta e indiretta molto spesso questo fondamentale passaggio viene sostituito da un’infinità di altre attività che danno però solo l’illusione di comunicare: mi riferisco per esempio al raccontarsi meccanicamente cosa si è fatto nella giornata, ordinare il cinese a casa e guardare un film sul divano mentre si mangia, andare a cena fuori insieme e stare al telefono gran parte del tempo (e a fine pasto pubblicare un selfie della felice coppia insieme).


Credetemi, non voglio sminuire l’importanza di queste attività. Anzi, il fatto di non poterle vivere con il mio ragazzo, di non poter condividere con lui la semplice quotidianità delle nostre vite, è forse una delle cose che più mi fa soffrire della distanza.


Però, l’impossibilità di essere fisicamente vicini, non ha mai sconfitto la nostra enorme voglia di stare insieme e di essere ogni giorno presenti nelle giornate di entrambi. Naturalmente, durante le lunghe videochiamate, ci capita spesso di parlare di cose anche abbastanza inutili, ma vi posso assicurare che quando parli per ore ad un certo punto non ce la fai più a parlare di cazzate. In quel caso le possibilità sono due: interrompere la chiamata oppure parlare di cose più vere e sicuramente anche più impegnative. Per fortuna o per virtù, io e lui tendiamo a optare per la seconda scelta. Il risultato è che dopo non troppi mesi che stavo con lui, già sentivo che sapeva di me più cose di tanta gente che mi conosce da anni.


Se ho avuto una giornata nera, se mi è successo qualcosa di brutto, o semplicemente se sono di cattivo umore senza motivo, non posso andare da lui e farmi cullare tra le sue braccia finché non mi sento meglio, però posso parlare con lui così che possa capirmi e aiutarmi. E credetemi, non è facile. Non è facile per niente esporre le tue fragilità attraverso uno schermo, senza il conforto e la rassicurazione del contatto fisico. Però una volta che ci riesci, hai fatto un passo da giganti. E non solo nella coppia, ma per te stesso.


La prossima volta che succede non dovrai tentare di tenere il broncio sperando che lui se ne accorga e che ti dia le attenzioni di cui senti di aver bisogno in quel momento. Potrai semplicemente chiedere quelle attenzioni.


Ovviamente la cosa è tutt’altro che automatica (non voglio farvi credere che io abbia raggiunto l’obiettivo), ma penso sinceramente che la cosa che conta di più è che ogni volta ci provo, e così lui, perché abbiamo capito l’importanza di comunicare.



Una coppia che non parla davvero è destinata a muoversi sempre su un equilibrio estremamente precario, con il rischio di esplodere da un momento all’altro, come se tutti quei messaggi non espressi si riversassero addosso ai partner come una valanga. Non mi riferisco solo ai problemi o dubbi che si possono avere, ma in generale all’esprimere chi si è, i propri gusti, le proprie passioni e sogni e così via. Nelle relazioni a distanza, se ci si vuole impegnare per farla funzionare davvero, comunicare anche il più piccolo dettaglio è fondamentale e non si può dare niente per scontato. Ricordiamoci che per il 90% del tempo ognuno dei due è a casa sua, con le sue abitudini, i suoi amici, i suoi orari, il suo cibo e così via. Immaginate quindi che ogni volta che uno va a trovare l’altro deve abbandonare tutta la sua dimensione per entrare in quella del partner, e che questa operazione dovrà essere ripetuta costantemente a cadenza regolare.


Per me, è sempre stato molto stressante andare a trovare il mio ragazzo.


Tralasciando l’ovvia immensa felicità di rivederlo, soffrivo di dover abbandonare tutti i mei ritmi e i miei spazi perché sono estremamente gelosa delle mie abitudini. Dopo mesi in cui mi sentivo così, e mi crescevano dentro frustrazione e anche rabbia, sono ovviamente esplosa. Ma se avessi parlato prima, avremmo potuto trovare così tante soluzioni per rendere il suo spazio più adatto alle mie esigenze. Anche solo trovare il tempo per sentirsi quando non si è insieme può essere un problema se si fanno vite ed orari diversi.


Come pensate che si possano incastrare e condividere due vite vissute a migliaia di kilometri di distanza, se non con un’enorme voglia di parlarsi e ascoltarsi e giungere così ad un punto d’incontro?

Fermiamoci un attimo su questo punto. La relazione ideale si potrebbe grossolanamente definire come l’incontro di due vite autonome e indipendenti che si uniscono ed intrecciano l’una con l’altra. Ma quante volte nelle coppie normali i due partner iniziano a passare tutto il loro tempo insieme finché non vengono assorbiti in una routine che finisce per confinarli sul divano a guardare Netflix? (Lo so, troppo drastica). Quante volte si rinuncia ai propri amici, ai propri interessi, alle proprie abitudini a causa della relazione in cui si è?

Beh, ammettiamolo ragazzi, non è bello.



Se vivendo vicini mantenere la propria autonomia nella coppia può essere effettivamente difficile, a distanza non si ha scelta. Delle mie giornate lui non farà parte comunque, ma io posso scegliere di renderlo partecipe di quello che faccio. Questo compromesso, questa voglia di condividere la mia vita con lui pur continuando a viverla autonomamente è secondo me un altro regalo meraviglioso che la distanza mi ha offerto. È ovviamente un’idea che tutti cerchiamo di realizzare, ma mi sento fortunata per aver avuto l’occasione di metterla in pratica davvero.

Naturalmente, finora ho dato per scontata una cosa che forse farei meglio a dire apertamente. La mia relazione a distanza mi ha insegnato tante cose perché è sempre stata accesa e fortissima quella motivazione di cui parlavo all’inizio. Litigare tutto il tempo, perdere contatto o addirittura lasciarci non sono mai stati un’opzione, così come non è mai stata un’opzione il controllo o l’invadenza nella vita dell’altro. Io volevo essere felice con lui e lui con me. E perseguire questa felicità a distanza ci ha costretti ad ingegnarci e a confrontarci con delle parti di noi che avremmo molto più facilmente trascurato se avessimo vissuto vicini. Non voglio dire che le relazioni a distanza sono la soluzione ai problemi di cuore. Anzi, tutto quello che io ho provato con il mio ragazzo si può sicuramente provare anche da vicino, ed è certamente meraviglioso. Curiosamente, però, se non avessi vissuto questa esperienza, non avrei mai scoperto e sentito sulla mia pelle alcune cose fondamentali. Grazie alla mia relazione con un ragazzo che vive in Portogallo, ho avuto l’opportunità di sperimentare l’indescrivibile piacere di sentirmi sempre e comunque una protagonista – o meglio coprotagonista. Di avere sempre lo spazio per dire cosa penso, cosa provo, cosa mi preoccupa o ferisce. Di non venire annullata dalle abitudini di qualcun altro o dalle abitudini di coppia. Di essere me stessa completamente, e allo stesso tempo far sì che l’uomo che amo mi ami proprio per quello che sono.


Può sembrare paradossale, ma credo che per raggiungere tutto questo sia necessaria un po’ di distanza. Non parlo necessariamente di distanza fisica, ma di quella distanza ideale che permette a ognuno dei due di continuare a vedere e sentire se stesso, così da poterlo sempre far sentire e vedere all’altro. Quella distanza che permette ai due singoli Io di sopravvivere, e anzi crescere, ma immersi in una cornice che li unisce.


Con queste riflessioni non voglio quindi fare un elogio alle relazioni a distanza o proporle appunto come soluzioni a tutti i problemi di coppia, ma è certamente innegabile che, se ci si ispira un po' ad alcuni degli aspetti tipici di queste relazioni, si può imparare tanto. Non importa se siete in coppia con il dirimpettaio o con una persona che vive in America, il segreto resta la volontà di mantenersi un individuo integro - con tutto quello che implica - che ne ama un altro, e perciò lasciare quel tantino di distanza che basta per evitare di perdersi e dimenticarsi in parte chi si è e cosa si vuole.


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