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Essere lesbica in una piccola realtà come l'Italia: complicato.

L’eterossessualità si dà per scontata e ancora bisogna assistere alle scene a base di “Oddio, ma è gay?”. E’ raro che qualcuno ti chieda “Sei gay o etero?” come un semplice “Cosa studi all’università?”.


Essere gay al giorno d’oggi è sicuramente molto più facile che fino a qualche anno fa, ma malgrado i diritti e quell’apparente accettazione ottenuta da parte della società, quello che avviene a livello quotidiano è sempre e comunque complicato, specialmente quando non si vive in una metropoli, ma in una realtà più piccola in cui la gente nemmeno si pone la domanda se tu possa essere gay o meno: l’eterossessualità si dà per scontata e ancora bisogna assistere alle scene a base di “Oddio, ma è gay?”. E’ raro che qualcuno ti chieda “Sei gay o etero?” come un semplice “Cosa studi all’università?”.


Ma perché? Perché ci dobbiamo sentire a disagio? Una persona che studia ingegneria non si sente mica in imbarazzo quando gli viene chiesto cosa fa, e una persona gay nemmeno.

A meno, ovviamente, che la domanda venga posta ad un omofobo.

Specialmente quando si vive in una piccola città queste dinamiche sono ulteriormente rafforzate e si fa fatica ad avere delle relazioni sane, specialmente per donne lesbiche che, a differenza degli uomini gay non hanno dei rimedi così precisi su cui puntare quando ‘si rimane a secco’, come un Grindr, per esempio.


"La sfera lesbica è un po’ abbandonata a sé stessa, da un lato forse perché da sempre più accettata socialmente, dall’altro per un motivo legato proprio all’essere donna, quindi più sensibile e meno puntato alla semplice scopata da dating-app."

A parte tristissime feste lgbt orientate verso generazioni più vecchie, il panorama è fondamentalmente deserto. In questo quadro ci si ritrova ad uscire più con donne curiose che con ragazze effettivamente gay, e uscire con persone che non comprendono a pieno le tue esigenze sicuramente porta ad una serie di problematiche ed insoddisfazioni che rendono difficile la costruzione di un vero e proprio rapporto stabile.



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Oggi abbiamo parlato con B., che ci ha raccontato la sua esperienza e cercato di chiarire le dinamiche donna-donna in un posto dove l’omosessualità non rientra ancora in un contesto quotidiano, a volte nemmeno per i diretti interessati.

H: Secondo te, il fatto di vivere in una piccola città è un fattore davvero determinante per le dinamiche gay/non gay?

B: Si, ma secondo me non è solo un problema di città in quanto città, è più un problema del paese in cui siamo (Italia). Qui funziona molto bene se sei “nel giro”. Tra lesbiche c’è questo stereotipo in cui ‘te le passi tutte’, cioè tutte le amiche/conoscenti lesbiche hanno trombato tra di loro a un certo punto. E la cosa che mi colpisce di qui è che o sei in quel genere di giro, o hai un gran culo, o ti attacchi. Fine. Non ci sono molte vie di mezzo.

In un contesto del genere, prendendo me per esempio (che non sono nel giro) di donne gay arrivi a conoscerne pochissime. Io posso contarle sulle dita delle mani. Così spesso non si finisce ad approcciare, ma ad essere approcciate, e non da quelle ragazze veramente lesbiche, ma da quelle etero curiose che poi si rivelano, puntualmente, emotivamente indisposte.

H: Conosci altre donne a cui è successo così frequentemente o sei solo te?

B: Conosco talmente così poche persone gay che forse non ho nemmeno un metro di paragone. Sicuramente tra gay esiste lo stereotipo classicissimo del ‘mi innamoro di una persona etero’. Quello c’è un sacco. Però certamente non è raro trovarsi in situazioni in cui altre persone (e ora sto cercando di pensare chi, però qualcuno mi è capitato) in cui mi potevi dire “Oddio quella persona è etero, però ci sta perché gli va la cosa.” Quindi sì, sicuramente questa cosa c’è.

H: E com’è avere di continuo relazioni con donne solo ‘curiose’? Io posso immaginare dal mio punto di vista come sarebbe andare a letto con una donna e, bene o male, la vivrei come una scopa-amicizia, senza sentimenti coinvolti. Però quando da un lato i sentimenti ci sono non si deve creare una situazione molto semplice, immagino.

B: Partiamo dal fatto che essere “donne curiose” (lol) è abbastanza socialmente accettato, quindi tante donne che tengono il piede su due sponde, specialmente quando si è giovani e la sessualità è molto fluida, non hanno grandi problemi a farsi avanti per provare.



Il problema è il dopo: spesso nel momento in cui si rendono conto che c’è da mettere a disposizione le loro emozioni, o che si rendono conto di essere coinvolte più nel profondo, la cosa le spaventa. Ed uno si chiede, ma se fossi un uomo le spaventerebbe nello stesso modo? Non lo so, però quello che ho visto è che persone che potevo percepire come autenticamente lesbiche, che ci potevano stare, quando la cosa si è fatta seria sono sempre scappate.



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H: Questo comunque può capitare in ogni genere di relazione, dici fosse collegato strettamente al fatto di una sessualità affrontata in modo sbagliato?

B: Il punto è che in questo paese, anche se l’omofobia non è certo ai livelli del passato, spesso le lesbiche stesse hanno paura di viversi davvero la propria sessualità apertamente a 360°. A me ha colpito un botto un episodio successo l’anno scorso quando ho ribeccato per caso la mia prima ragazza di quando avevo 15 anni.

La prima domanda che mi ha fatto è stata, “Ah, ma te sei ancora lesbica?” Io le ho fatto ‘...........ehm, sì’ e lei ribatte ‘Eh no, perché tutte le persone che conoscevo io adesso sono etero”. Gelo. Non sapevo se ghignarmela o piangere.

H: Ma stai scherzando?

B: No ti giuro, secondo me, pur nella vaghezza della situazione in cui mi è stata fatta questa domanda, c’è sicuramente un fondo di verità. Oggettivamente ci sono state un monte di persone che all’epoca hanno sperimentato e poi invece si sono ritirate nella “salvezza” dell’essere etero.

H: Secondo te è una salvezza?

B: Sicuramente c’era qualcuno che in realtà davvero non era interessato, ma lì per lì gli andava di cazzeggiare un po’ e bona. Però, e questo lo posso dire proprio con fatti alla mano, ci sono anche delle persone che palesemente erano lesbiche e palesemente lo sono tutt’ora, ma che invece hanno deciso di reprimere la cosa. Lì mi viene da dire: l’hai fatto per paura. Avrai la situazione disagiata familiare, avrai i tuoi problemi (come ce li abbiamo tutti del resto), però stai comunque mentendo.

H: Invece, tornando alla tua personale esperienza, hai mai provato a confrontarti con queste ragazze ‘indecise’? Qualcuna ti ha mai detto espressamente “Non sono sicura di quello che sto facendo” o cose del genere?

B: No, però devo dire che da parte di alcune, in alcune situazioni, ho espressamente visto che la cosa poteva metterle a disagio, che non si sentivano totalmente a posto col fatto di stare con una donna. Tipo nel pomiciare per strada o cose così in cui magari si trattenevano un po’ di più.

Piuttosto, separando l’aspetto emotivo da quello che può riguardare l’essere gay o meno, a me è sempre sembrato che le cose andassero sostanzialmente bene. E invece sorpresona, quando pareva che le cose stessero filando lisce puf! Sono sempre stata mollata. Ovviamente ci sono sempre rimasta davvero molto male. Quindi ad una certa ti ritrovi a dire cazzo ma perché non ha funzionato? Cos’è che è andato storto? E’ perché in realtà non sono davvero lesbiche, o perché in realtà ci sono dei problemi emotivi e relazionali? E spesso le cose si mischiano, senti un sacco di confusione e non capisci di cosa sia colpa.

H: E sessualmente?

B: Io ho sempre visto persone prese bene. Non mi è mai capitato che una lì per lì fosse a disagio. Non ho mai forzato nessuna, e non lo farò MAI. Ma non mi sono mai ritrovata con una persona che mentre facevamo sesso mi dice "No scusa non ce la faccio, non mi va, non sono presa bene". Per questo mi viene da dire, se sei preso bene in quel momento, un qualche interesse sotto, sotto ce lo devi avere…


E allora lì parte il discorso, finte lesbiche DOVE? Finte lesbiche nel momento in cui hai una relazione. Cioè chiaramente stare con qualcuno non è solo una questione di farci sesso, è una questione anche di avere una relazione vera e lì il problema c’era ECCOME. Ho visto molta più inibizione sul lato relazionale che sul lato sessuale.

H: E queste donne poi si sono messi con uomini?

Sì.

H: Ed hanno avuto problemi? Cioè, e questo è per fare un discorso a livello di società, se stai facendo una cosa non ‘nei tuoi standard’ (come andare con una donna), se le cose non vanno andarsene è molto più facile, si ha una sorta di scusa. Se si sta con un uomo come ‘si dovrebbe fare’, anche se si sta male si cerca di tirare avanti perché così le cose dovrebbero essere secondo i canoni della società.


Sei d’accordo? E pensi che siano tornate dagli uomini malgrado tutto, perché si sentivano in dovere magari?

B: Snì. Per dire, è abbastanza facile in realtà mollare una donna, specialmente se il coinvolgimento emotivo di te che te ne vuoi andare ti ha messo in crisi. Nessuno si è mai fatto troppi problemi a mollarmi. Nessuno ci ha mai pensato troppo. Se era il momento di tagliare la corda, lo hanno fatto punto e basta. Ed era come se ci fosse un legame un po’ più fragile da quel punto di vista, o comunque forse non è che fosse fragile, semplicemente era “meno carico”. Nessuna si è mai preoccupata che io l’avrei picchiata se mi mollava, o del fatto che magari mi sarei potuta vendicare. Nessuna si è mai posta il problema di eventuali ripercussioni negative da parte mia. Poi sicuramente questa è una semplificazione estrema, però di sicuro non ho mai percepito grandi esitazioni, ecco.

E così ti continui a chiedere "Cosa posso fare? Dove cazzo si trovano le persone ‘come me’?" Quelle che in realtà sono davvero disposte, e ci credono e lo vogliono davvero. Non lo so. Secondo me viviamo in una società che a prescindere non incoraggia di certo il coinvolgimento emotivo autentico nelle relazioni, indipendentemente dal genere/orientamento. Ma nessuna donna si aspetta che un’altra donna diventi violenta se viene rifiutata. Quindi magari con gli uomini il problema è anche più dovuto ad un retaggio culturale che li vede come tradizionalmente violenti e più possessivi/incapaci di accettare il rifiuto. Lasciare una donna in questo senso è “più sicuro”. Ma questi doppi standard sono anche profondamente scorretti.

H: In che senso?

B: Non voglio dire che gli uomini non si sentano feriti da una situazione del genere, però per una donna è un peso con delle connotazioni differenti. Cioè è come se tu ti stessi approfittando del fatto che con me non rischi nulla, come se stessi trattando i miei sentimenti in modo superficiale perché, sotto sotto, ti fa parecchio comodo. Come se io fossi un pezzo di marmo inanimato e senza sentimenti, non so come dire. Come se tu ti aspettassi che non me la prendessi per niente, come se la considerassi una cosa scialla… Invece ho una sensibilità comunque donnifera. A dispetto dell’aspetto esteriore che magari può ostentare una certa spavalderia, sono sempre una donna e ci sento un sacco. Sotto c’è una sensibilità profonda e diversa da quella di un uomo, e io ci soffro un monte per questa cosa. Ho fatto le mie enormi cazzate, ma il fatto di non avere mai trovato una persona che davvero fosse seria nel voler stare con me è forse il cruccio più grande della mia vita.

H: Quindi, a parte il problema di non incontrare direttamente persone disponibili, qui c’è anche un problema su come una ragazza gay è percepita?

B: In Italia, tutti pensano ‘se sei lesbica, sei un uomo’. Certo, ce l’ho avuto il mio periodo un po’ più camionista, però non mi sento minimamente camionista dentro (e manco fuori).

H: Certo, ma che vuol dire, anche io a 14 anni volevo assomigliare ad Avril Lavigne, ora mi sotterrerei.

B: Appunto, sono solo fasi di crescita normali, il problema qui è che la gente non capisce che si può essere lesbica e femminile, lesbica e fisicata, lesbica e delicata, come magari può essere in altri paesi dove la rappresentazione nei media è molto più variegata. In questo disgraziatissimo paese, se non sembri una camionista quasi nessuno capisce che sei gay. Il che è assurdo.

Abbiamo passato il tempo del dover sbandierare la nostra sessualità a suon di segnali vistosi, quella appunto, dai 40 anni in su che se non si rasa i capelli ai lati non è felice. Il problema più grande resta all’interno del cerchio delle lesbiche stesse.

H: Cioè che nemmeno le lesbiche riescono a capire che sei lesbica se non ti ‘categorizzi’?



B: SI! E' questo è forse uno dei problemi più grandi qui, sia a livello di percezione che a livello comunicativo. Mi spiego: nessuno qui ha mai avuto il coraggio di chiedermi ‘Sei gay’? In Italia, la gente ha paura di fare queste domande. Io vorrei che fosse una domanda di routine, ma per un fatto davvero spicciolo: poter imbroccare agilmente! Spesso mi ritrovo a pensare ‘quella persona ci poteva stare, ma probabilmente non ha capito nemmeno che sono gay’. Ma perché non lo possiamo semplicemente chiedere? Mi devo mettere una banda al braccio con scritto ‘sono lesbica: parlatemi’ ??



> Come le donne della nostra generazione affrontano il sesso: male.


H: Credi questo discorso valga per tutte?

B: Se sei della sponda camioniste no, appunto, ma sennò le cose diventano incasinate ed ambigue. Ed è assurdo che questo tipo di comunicazione non ci sia nemmeno tra due lesbiche: passi mesi a chiederti se anche lei lo sia (anche se dentro di te probabilmente lo sai perfettamente), eppure finisci per non dire niente! E così rimani a secco.

Io vorrei solo che diventasse normale. E non mi riferisco a ‘lottiamo per i nostri diritti al gay pride’, ma che semplicemente si potesse chiedere e parlarne come si fa col lavoro o l’università. Come tutti ho esigenze del tutto ordinarie e triviali, e non è possibile che in Italia non ci sia un modo normale per affrontare il discorso, parlarne e riuscire a viversi davvero tranquillamente la propria sessualità.

Tra uomini gay o bisessuali, malgrado la situa, il tuo network di salvataggio di solito ce l’hai comunque (o te lo trovi lì per lì). Da lesbica no, qui ti attacchi. E, come in una versione gay de Il diario di Bridget Jones, ti ritrovi amareggiata e sbronza a guardare The L Word per la cinquantesima volta in dieci anni sognandoti incontri che non avverranno mai.



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