• Alice Zanfardino

Globesity: un'epidemia mondiale

Siamo nel 2020 e la strada verso una cultura del benessere è ancora lunga: la gente storce il naso, fa spallucce e tende a sottovalutare quella che è a tutti gli effetti un’epidemia globale e che forse l’attuale pandemia ha aiutato ad acuire.



Un uomo di neanche sessant’anni, in primo piano, con camice, cravatta e occhiali troneggia sulla tanto ambita copertina del Time grazie alla sua pionieristica ricerca epidemiologica “The seven countries study”. Stiamo parlando dell’americano Ancel Keys, il primo biologo nutrizionista della storia. È considerato il padre della scienza dell’alimentazione, valorizzò la dieta mediterranea e morì all’età di 100 anni. Era il 1961 quando il Time lo scelse. Lo studioso già precorreva i tempi parlando di stile di vita e dieta per stare bene ed evitare fattori a rischio che provocassero malattie cardiovascolari, sovrappeso o addirittura obesità.

Prima del XVIII secolo non risultano casi di obesità ad eccezione di Daniel Lambert, l’uomo più grasso d’Europa all’epoca (320 kg). Morì nel 1809 a soli 39 anni per un’embolia polmonare.

Di cosa si parla quando si parla di obesità Che cos’è l’obesità? Una malattia di genere? Un fattore genetico? Un disagio psicologico? Viene classificata come sindrome, un complesso di sintomi, che danno luogo ad una condizione medica. La variabile costante sono le conseguenze: sempre negative. Parliamo di obesità quando il grasso presente sul nostro corpo è in eccesso e lo possiamo determinare con diversi metodi. Il più utilizzato è il BMI (Body Mass Index), l’indice di massa corporea (IMC), introdotto nel 1972 proprio da Ancel Keys, che aveva proseguito le sue ricerche. L’eccesso di adiposità provoca un aumento dei livelli di circolazione degli acidi grassi e infiammazione dei tessuti, l’obesità di conseguenza può aggravare le condizioni fisiche e causare altre malattie.

Un altro metodo utilizzato è la misurazione della circonferenza del girovita, per determinare il grasso addominale. Quando è oltre alle proporzioni del grasso corporeo totale è considerato un fattore di rischio correlato all’obesità. Negli uomini quando supera i 40 pollici, nelle donne i 35.




> Mangiare sano (e bene) è possibile: una guida alla corretta alimentazione


Dagli anni Settanta ad oggi l’obesità è aumentata in modo esponenziale

Come già detto, Ancel Keys fu un precursore. L’obesità ha iniziato a diventare un problema negli ultimi quarant’anni, le prime avvisaglie sono arrivate negli anni Settanta, quando gli studiosi hanno iniziato ad approfondire l’argomento. La percentuale di obesi è quasi triplicata tra il 1975 e il 2016 in oltre 70 paesi, continuando ad aumentare nella maggior parte delle altre nazioni. Non si nasce obesi o sovrappeso: ci vuole costanza e l’interazione di più fattori. La principale causa è la sovralimentazione, ovvero ingeriamo più cibo di quanto ne necessitiamo, aggravata da una mancanza totale o da una limitata attività fisica. Le cause genetiche sono affermative solo nel 5% dei casi: non si diventa obesi per questioni ereditarie. L’ambiente in cui si cresce ha però un impatto importantissimo.


Dall’obesità derivano conseguenze e malattie preoccupanti

Le conseguenze sono preoccupanti, per questo bisognerebbe dare più valore a quello che viene ingerito e al nostro stile di vita. Circa 3 milioni di persone muoiono per malattie legate al sovrappeso. La sindrome metabolica ad esempio è una condizione clinica grave e sempre più diffusa. Non è una patologia unica ma un insieme di fattori che sommati portano l’individuo a rischio di diabete, ictus, difficoltà cardiovascolari e steatosi epatica (il fegato grasso).

Si ritiene che i soggetti con sindrome metabolica abbiano un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiocircolatorie e ben cinque volte maggiore di sviluppare il diabete. L’obesità porta spesso ad una morte prematura, ipertensione, condizioni croniche e alcune forme di cancro presenti in soggetti ancora troppo giovani per contrarlo.


Globesity: l’obesità è presente in tutto il mondo senza distinzioni L’obesità affligge senza distinzioni di genere, età o stato sociale. Non importa dove tu viva, di quale nazionalità o genere sessuale sia, colpisce senza distinzioni. Si tende a pensare che sia legata solo alle nazioni industrializzate ma oggi nei paesi in via di sviluppo oltre 115 milioni di persone soffrono di problemi correlati all’obesità.

È quindi ritenuto un problema globale perché presente sia in Occidente che in Oriente. Nel 1995 erano stimati 200 milioni di obesi adulti in tutto il mondo e 18 milioni di bambini sotto i cinque anni classificati come sovrappeso. Appena cinque anni dopo, i 200 milioni sono diventati 300. Facciamo un salto al 2015, quando la popolazione mondiale sovrappeso e obesa superava i 2,2 miliardi, il 30% del totale. L’OMS ha iniziato a parlare di globesity per intendere l’epidemia globale dell’obesità.

A inizio 2020 i dati non sono migliorati, l’OCSE ha pubblicato uno studio con numeri allarmanti:

più della metà della popolazione di 34 su 36 Paesi dell’OCSE è in sovrappeso e quasi 1 persona su 4 è obesa. In America la situazione peggiora ogni anno e secondo uno studio pubblicato a fine 2019 sul New England Journal of Medicine i prossimi anni saranno ancora più preoccupanti. Si è stimato infatti (utilizzando dati raccolti in più di 20 anni da più di 6 milioni di adulti), come saranno le percentuali di obesità in tutti gli stati americani per un periodo di tempo che arriva fino al 2030: circa un adulto su due sarà obeso.

QUALI SONO LE PRINCIPALI CAUSE DI QUESTA MALATTIA GLOBALE

Come riscontrato nei dati appena esposti, l’obesità è una malattia diffusa senza distinzioni. Una condizione complessa che non guarda in faccia nessuno, coinvolge dimensioni sociali e psicologiche, affligge tutte le età e i gruppi sociali e minaccia di schiacciare paesi sviluppati e in via di sviluppo.

Ma chi possiamo incolpare? Non possiamo puntare il dito contro un solo fattore. Di sicuro negli ultimi quarant’anni lo stile di vita è cambiato moltissimo, gli standard sono cresciuti muovendosi di pari passo con i cambiamenti sociali, economici, le mode.

Il cibo come valenza simbolica: dal comfort food al nutrirsi per noia

Il cibo nel corso del tempo ha ottenuto una forte valenza simbolica: in alcuni casi viene utilizzato come comfort food, una sorta di amico che ti viene incontro nei momenti difficili, che ti aiuta a superare la giornata no, che ti fa dimenticare i pensieri brutti. O perché si è particolarmente stressati e addentare un hamburger o finire una barretta di cioccolato con nocciole pralinate ci fa subito sentire meglio.

In altri casi si mangia per noia ed è tipico delle società occidentali dove il reperimento di prodotti alimentari non è un problema. Sembra un loop infinito per la serie “mangio perché sono triste. Sono triste perché ingrasso. Ingrasso perché mangio” e via di seguito con 3200 calorie in un boccone.

Come fast food e take away hanno cambiato le nostre abitudini

In passato si utilizzavano prodotti meno raffinati, le bibite erano meno zuccherate, ci si muoveva di più, c’era l’abitudine a non sprecare e si evitava di comprare solo per gola. Dagli anni del dopoguerra, del boom economico e del consumismo le abitudini sono cambiate.

Sono aumentate le calorie ingerite, la quantità e la qualità di cibo ed è diminuito esponenzialmente il numero di calorie consumate: mangiamo di più di quello che poi riusciamo a bruciare, ed è per questo che si parla di sovralimentazione.

La società ci ha resi ansiosi con il cambiamento delle condizioni e situazioni lavorative e lo sviluppo sempre più massivo.

Questa ansia non poteva che emergere sul cibo: il fast food. L’avvento dei fast food ha aumentato la tendenza a mangiare tanto, spesso e male.

Tra gli anni Ottanta e Novanta c’è stato un vero e proprio boom con le catene più note che si sono diffuse a livello mondiale. Si sono collocate nel posto giusto al momento giusto grazie all’economicità dei pasti, consegnati in modo rapido e consumabili ovunque.

Un grande aiuto per chi non aveva tempo e nemmeno voglia di cucinare o per chi lavorava lontano da casa e non comprendeva la parola schiscetta nel proprio vocabolario. Accanto ai fast food sgomitano i take away, un’altra soluzione a portata di mano che risolve il pranzo o la cena: non più cosa mangiare ma dove ordinare. Facile, veloce, ma sano?

Mc Donald’s è stata spesso al centro di lamentele e processi e solo recentemente ha deciso di svoltare e diventare healthy.



> Come un cucchiaio può informarci sullo stato di salute del nostro corpo


Siamo sempre più sedentari

Un altro cambiamento, oggi tra i principali mali della società moderna, è la crescente sedentarietà.

Secondo gli studi nel corso di una vita passiamo 36 anni seduti: al computer, a lavoro, in macchina, in viaggio. Lo facciamo sin da piccoli: rispetto al passato, i bambini svolgono attività fisica in percentuali ridotte e la tecnologia ha un forte impatto sulla loro giornata. Anche le occupazioni lavorative di oggi prevedono l’utilizzo del pc su larga scala, costringendoci a stare seduti per diverse ore. Ci si sposta meno a piedi o in bicicletta, preferiamo muoverci più veloci e con facilità: le automobili a basso costo hanno dato l’accesso ad una fascia di popolazione che prima non poteva permetterselo.

In passato lavori e routine comprendevano un numero di spostamenti più elevati, oggi le occupazioni sono per lo più inattive.

L’abitudine a muoversi meno provoca un rallentamento del metabolismo, una perdita di tonicità muscolare e un indebolimento delle ossa. Tutti fattori negativi per lo stato di salute.



PREVENZIONE E CURA: cosa si può fare e cosa si sta facendo Siamo nel 2020 e la strada verso una cultura del benessere è ancora lunga: la gente storce il naso, fa spallucce e tende a sottovalutare quella che è a tutti gli effetti un’epidemia globale e che forse l’attuale pandemia ha aiutato ad acuire. Perché “cosa sarà mai”, “si vive una volta sola”, “mangiare è un piacere” e via di maratona di Man VS Food.

Ma l’obesità non va sminuita, come è stato fatto negli ultimi quarant’anni. Deve essere affrontata e sconfitta. E si inizia dalla prevenzione, perché è una malattia che si può evitare.

L’allarme globale ha portato numerose istituzioni ed associazioni a voler intervenire e informare la popolazione su cosa si possa fare prima che sia troppo tardi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità già dagli anni Novanta con le prime importanti avvisaglie, si è avvalsa di esperti e consultazioni tecniche. Ha avviato una strategia globale con campagne pubbliche per sensibilizzare politici, istituzioni, partner nei settori privati e medici. La strategia incentrata su dieta, attività fisica e uno stile di vita sano vuole portare a compiere facilmente delle scelte in questa direzione, per il singolo e per la società.

Nel 2010 l’allora First Lady Michelle Obama ha lanciato una campagna contro l’obesità, uno dei problemi sanitari più urgenti del paese. Nel 2015, mantenendo il suo impegno durante gli anni, ha tenuto un discorso in una scuola pubblica di New York per sostenere i bambini in una crescita con un peso sano.


Abitudini sane: cambiare il proprio lifestyle per stare meglio Come dicevamo inizialmente, Ancel Keys è stato uno dei primi promotori della dieta mediterranea, una delle più antiche del mondo, che va affiancata all’attività fisica costante per stare bene. Abitudini che facevano parte della routine di qualche decennio fa ma che ora devono essere compresi in un’evoluzione del nostro lifestyle.

Per una persona abituata a muoversi sempre in macchina, a mangiare fuori o a prendere take away, piccoli accorgimenti nel proprio stile di vita vogliono dire tanto.

Gli esperti consigliano 10mila passi al giorno e di favorire un’alimentazione varia.

Il binomio centrale è quindi alimentazione sana ed equilibrata assieme a movimento tutti i giorni.

L’OMS ha stilato una serie di linee guida e nel 2004 ha adottato una strategia golable per dieta, attività fisica e salute che descrive le azioni necessarie a supporto di queste attività. Nel 2011 è stata riconosciuta nuovamente e ha coinvolto tutti gli investitori e i partner interessati a muoversi a livello globale, regionale e locale per migliorare gli andamenti generali della popolazione e per aiutare a sconfiggere questo male del nuovo millennio, che costa milioni di euro all’anno alla sanità. L’obesità è stata definita dall’OMS come NCDs “noncommunicable disease” e l’ha inserita all’interno dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile del 2030 come una delle maggiori sfide.

Un degli obiettivi è di ridurre di un terzo la mortalità prematura dovuta a NCDs attraverso trattamenti e prevenzione.

Durante l’età evolutiva ad esempio l’abuso di bevande zuccherate è da abolire: in una meta analisi è emerso un legame positivo tra l’assunzione di bibite zuccherate, le quali non hanno alcun apporto nutritivo, e l’insorgenza di casi di aumento smoderato di peso. Non è un caso sentir parlare della “sugar tax”, una tassa sui soft drink per limitare il consumo di zuccheri.

La responsabilità individuale può avere successo soltanto in un ambiente sociale in cui si è supportati nelle proprie scelte. Ad esempio le scuole, le mense e gli ambienti lavorativi.



> BEVANDE 'ZERO': mito o realtà?


Abitudini comuni di vita e cultura che ricadono sul singolo: mens sana in corpore sano

Un passo alla volta si potrà cambiare la propria impostazione quotidiana, è necessaria tanta disciplina e forza di volontà.

Regolarità è la parola d’ordine, i consigli possono sembrare banali ma è quando diventeranno routine che la propria qualità di vita avrà un netto miglioramento.

Mai saltare i pasti, includere nella propria quotidianità due spuntini sani. Prediligere la stagionalità, abolire le calorie vuote che derivano da prodotti troppo raffinati e processati. Evitare di affidarsi a diete fai da te del momento, piuttosto rivolgersi a professionisti del settore. Mantenere una varietà alimentare, con grande consumo di frutta e verdura di stagione. Limitare l’assunzione di zucchero e sale in quantità elevate. Fare attività fisica aerobica di 30 minuti al giorno. 150 minuti alla settimana. Dormire. Esatto, dormire. Gli studi indicano un ritmo regolare del sonno tra i fattori della buona salute. Durante il sonno infatti il corpo secerne ormoni che vanno a controllare l’appetito, il nostro metabolismo, l’ormone dello stress e l’elaborazione del glucosio nel sangue. Mangiare lentamente, masticare a lungo può aiutare a perdere peso, è la conclusione di un articolo pubblicato su pubblicato su BMJ open, uno studio longitudinale giapponese svolto tra il 2008 e il 2013. Non si dedica più tempo e piacere a mangiare ma lo si fa per necessità, si mangia in modo veloce e distratto. Per aiutarsi a mangiare meno veloci, tra i consigli elencati si può contare, concentrarsi su profumi e sapori, interrompere tra un boccone e l’altro, fare caso al senso di sazietà.


Lo dicevano i latini, “mens sana in corpore sano” ed è un loop positivo: mangiare bene e allenarsi per stare bene con la propria testa, la messa in gioco è la qualità di vita.


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