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Ho incontrato l'amore della mia vita su Tinder e ci siamo sposati per un visto

Quando la persona che ami viene da un altro paese, si presentano delle difficoltà nella relazione che la maggior parte delle coppie danno per scontato. Un piccolo racconto di un amore globale e poco convenzionale.



Alla fine di una lunga relazione tossica, la mia migliore amica ha insistito che mi scaricassi Tinder. Non mi sono mai interessate queste dating app, ho sempre pensato fossero per cercarsi un 'one night stand' oppure per trovarsi un serial killer che vuole leccarti i piedi dietro ai bagni di un food truck.


Dopo un po’ mi ha finalmente convinta ed ho iniziato a scrollare destra e sinistra vedendo gli uomini nelle vicinanze. Mi ero detta di non avere nessuna intenzione di incontrare qualcuno in persona ma che mi avrebbe fatto bene vedere cos’altro c’era là fuori.


Scrollando a random per qualche giorno senza darci troppo peso, trovai questo ragazzo italiano con un viso simpatico e questo sguardo troppo tenero.


Guardai un attimo il suo profilo e vidi una foto con questo bellissimo golden retriever, e decisi di fare ‘swipe right’. Mi dissi: anche se non è l’amore della mia vita, almeno forse posso incontrare il suo cane. E così iniziò tutto.


Da bravo italiano, venne a prendermi con la sua Vespa e andammo in una birreria vicino alla nostra università. Parlammo per ore ed ore, sorseggiando IPA e fumando sigarette fino alla chiusura del locale. Era come se ci conoscessimo da una vita, sebbene ci fossimo trovati per caso in un algoritmo di un applicazione sul nostro telefono.


Dal primo momento che le sue labbra toccarono le mie fu come un esplosione di energia extraterrestre. Ogni giorno con lui mi rendevo sempre più conto della connessione cosmica che avevamo. Sembrava che fossimo destinati a trovarci, in quel posto, in quel momento. Era tutto perfetto.


Mi chiesi, è possibile che abbia avuto la fortuna di trovare la mia metà su Tinder, o è tutto una bellissima illusione?


Quando il mio partner scoprì che gli era scaduto il visto e che non poteva rinnovarlo, era l’inizio del regno di Trump negli Stati Uniti. A quei tempi gli ufficiali giravano per le strade di grandi città, fermando chiunque per chiedere documentazioni e buttando fuori dal paese gli immigrati o, ancora peggio, detenendoli nei centri ICE.


Io ed il mio partner non eravamo in nessuna maniera pronti a sposarci a 23 anni. Ci conoscevamo bene o male solo da un anno, studiando ancora all'università, vivendo ancora sotto le finanze dei nostri genitori.


Serie TV come 90 giorni per innamorarsi diluiscono la verità e la sofferenza che provi quando sei veramente dentro una situazione del genere. La possibilità di non avere tutto il tempo del mondo per conoscersi e di essere separati contro la nostra volontà diventò non solo una paura, ma una vera realtà.


Da bambina non ho mai desiderato un matrimonio tradizionale come tante altre ragazzine della mia età. Ho sempre cercato e voluto un amore genuino, una persona con cui condividere le esperienze di vita ma il matrimonio in sé non è mai stata una vera e propria considerazione. Fino a quando non ci è rimasta altra scelta.


Non mi pento della decisione che abbiamo preso, anche se era una scelta che ci ha momentaneamente alienato da tutti i nostri amici e famigliari. Tutti pensavano che fossimo due coglioni, specialmente perché eravamo così giovani, eppure è la cosa più romantica che abbia mai fatto.


Eravamo io e lui contro il mondo. Combattendo il governo, lottando solo per il nostro diritto di stare insieme.



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Per il nostro matrimonio non siamo neanche andati in comune. Abbiamo invitato i nostri due migliori amici alla cerimonia (quelli che ci hanno convinti a scaricare Tinder) ed una notaia. Ci siamo promessi solennemente di stare assieme nel bene e nel male sul balcone del nostro appartamento con il tramonto ed il suono di aerei in sottofondo. Non abbiamo neanche voluto vestirci in nessuna maniera particolare: lui aveva addosso dei jeans e le sue Vans ed io una classica T-Shirt nera.


Eravamo noi, nella nostra vera essenza. Non ci siamo nascosti dietro migliaia di euro spesi in cibo, vino, location, abito da sposa, strati di trucco che ti rendono irriconoscibili. Abbiamo preso una decisione in base di necessità, ma originando tutto dallo stesso punto di passione come qualsiasi altra storia. Eravamo una squadra perfetta.



Per quanto sembrasse folle sposarsi per un visto, ha messo il nostro amore alla prova prestissimo nella relazione. Quella pressione iniziale ha posto delle basi che hanno fatto sì che la nostra relazione potesse sopravvivere a qualsiasi altro test.


Se potevamo superare la burocrazia Americana per stare assieme a 23 anni, potevamo superare qualsiasi cosa.



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Il matrimonio per ottenere uno stato legale è un'espressione più grande dell'amore tradizionale: è anche l'impegno di prendersi cura di qualcuno e guidarlo in un paese straniero.


Se io e mio marito avessimo condiviso la lussuria di condividere la stessa nazionalità, forse non ci saremmo sposati così presto o affatto.


Ma non avremmo nemmeno dovuto scegliere così attivamente di stare insieme. Non avremmo dovuto sacrificare un'incredibile quantità di tempo, denaro ed energia per il privilegio di poterci svegliare uno accanto all'altro e di vivere come volevamo noi senza influenze dall'esterno.


Dire che sposarsi per i documenti non è romantico significa trascurare l'enorme dono che è l'estensione della propria nazionalità a qualcuno. Quando ti ritrovi in una situazione come la nostra, non si tratta più di documenti, ma del diritto di condividere una vita assieme che va oltre alla festa e ai regali di un matrimonio tradizionale.


Quattro anni dopo, siamo ancora qui, ancora innamorati come due scemi, ancora scoprendo e superando tutte le sfide che incontriamo. Spero che un giorno ce la faremo ad organizzare una piccola cerimonia (un pochino) più elaborata, per condividere la gioia e l'amore che proviamo anche con le nostre famiglie ed i nostri amici più cari.


Dal nostro canto non abbiamo niente contro le coppie che scelgono di percorrere la strada più tradizionale, vorremmo solo che altri possano imparare a non giudicare la nostra di storia solo perché abbiamo saltato la grande festa. Alla fine tutti hanno percorsi di vita diversi, e questa è la nostra.



> Vai a scoprire la nostra sezione ''sesso e relazioni'' per confrontarti, svelare dubbi, e spesso farti anche una risata.

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