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Vite al limite: le verità di un'esperienza pre-morte

''Ci sono i cattolici che dicono ‘ho visto la luce, la voce mi diceva allontanati dalla luce…’ a me non e’ successo. L’esperienza pre-morte e’ simpatica. E poi diciamocelo, le droghe migliori le danno all’ospedale e su questo non ci piove…''



Che cosa succede quando ci si ritrova al confine tra vita e morte?

Quello che si prova in procinto di morire è uno di quei quesiti a cui l'essere umano pensa che non avrà mai una risposta, eppure ci sono persone che l'hanno provato... e se lo ricordano pure.

Oggi abbiamo incontrato Z., un giovane ragazzo che ha superato la reticenza e ci ha raccontato la sua esperienza con (il quasi) aldilà, e quello che ne è conseguito.



H: Ciao Z., grazie per essere qui con noi. Immagino che non sia facile parlare di questo episodio, quindi sentiti libero di iniziare tu, da dove preferisci.


Z: Feci un incidente in moto. Volevo fare Valentino Rossi, soltanto che non ero Valentino Rossi. Un vecchino molto simpatico buca uno stop e io a 100/h faccio il moscerino sulla macchina. Mi ritrovo con fratture pesanti e polmoni completamente distrutti (e ora fumo anche… alla faccia dei dottori).

Ovviamente mi portano d'urgenza all'ospedale e dopo l’operazione io mi addormento sentendo il medico che dice che se non avessi avuto complicazioni nelle prossime 24h, avrei avuto una possibilità di continuare a vivere.


E’ il solito ragionamento di traumi di guerra: se passano 24, allora ce la puoi fare.

Quindi dentro di me dico ‘'merda, che cazzo è’'. Nel frattempo l’endorfina stava facendo il suo effetto e quindi chiudo gli occhi e dico ‘'okay, sticazzi, è andata cosi’'. Mi faccio qualche domande sulla mia esistenza dicendo tipo ‘'boh bello, ma che cazzo hai fatto in questi 18 anni? Che hai fatto oggi al di fuori di bere, scopare e stroncarti di canne?'’ ''Niente''. Quindi io ho promesso a me stesso che se mi fossi risvegliato avrei compicciato finalmente qualcosa nella vita.


E qualcosina si, è migliorato.

[ride]


H: Ed è al momento dell'impatto che hai provato la cosiddetta 'esperienza pre-morte'?

Z: Non proprio. Al momento dell’impatto dicono che mi sono rialzato, ho camminato ed ho minacciato il vecchino. Io non mi ricordo assolutamente niente, anche perché avevo un'emorragia interna, quattordici costole rotte, due traumi toracici, perforazione e lacerazione del polmone, quindi ero un cadavere che camminava. Io sono solo vivo perché ho fatto l’incidente a 10 min dall'ospedale di Careggi. Se l'avessi fatto in una stradina di campagna, magari ad un’ora da un ospedale, salutavo sicuramente la curva.

Lì per lì, ti ritrovi a terra. Non capisci quello che e’ successo, non capisci… però capisci che stai morendo.


Nel mio caso, il trauma toracico e la perforazione del polmone volevano dire emorragia interna, ossia che la cassa toracica si stava riempiendo di sangue ed io stavo affogando da dentro.


H: E te davvero ricordi tutte queste sensazioni?

Z: Si.. E’ come se qualcuno continuasse progressivamente a pigiarti sul petto. Praticamente come un peso, quindi respiri sempre di più a fatica. E ad una certa cerchi di fare un respiro e non entra niente, per quanto tu tiri l’aria, non tira.

Dopo la discussione con medico, riflessioni sulla vita, chiudo gli occhi; ed è lì che ho provato cosa vuol dire stare per morire e poi tornare indietro.

L’esperienza è tipo Big Bang Theory, sai la sigla… Con tutti i fotogrammi dall’uomo del neanderthal fino alla empire state building. Quindi ho visto tutti i fotogrammi, dal primo ricordo che ho, che tra l’altro, se me lo chiedi ora, ti dico non lo so, fino a… a l’impatto. Te lo rivivi proprio tutto a sequenza e poi ti spengi.



H: E da li’ vuoto? Dici se mi risveglio mi risveglio?

Z: Io ho chiuso gli occhi, dicendo ''okay, e’ andata cosi''. Nella vita non ho compicciato un cazzo, se mi risveglio bella. L’unico rimpianto che ho è che non ho lasciato figli, o nessun segno indelebile del mio passaggio su questo pianeta.


H: La cosa assurda è che riesci veramente a pensare…

Z: Ehh, ma perché’ il cervello umano ti butta le endorfine da dentro, ti dà una botta… o te la da la droga dell’ospedale. Non so.


H: Quindi non è che ti 'sforzi' a pensare alla tua vita. E’ un meccanismo che automaticamente si innesca con l’istinto di sopravvivenza…

Z: Si è assurdo. Se ora tu mi chiedi il mio primo ricordo d'infanzia, io ho difficoltà’ a dirtelo. Ci devo pensare. Invece qui era partito in automatico. Tipo ta ta ta, come un videoclip, una story di instagram di 5 secondi. Ti rivedi quel momento, quell’emozione. E poi chiudi gli occhi e ti spengi.


H: E te eri consapevole di essere morto, o che stavi per morire?

Z: No, io ero consapevole del fatto che avrei potuto non riaprire più gli occhi. Però non ero sicuro, ma lo accetti.


''A me fanno molto ridere i film, tipo quelli di guerra, dove sparano in zona polmoni poi li vedi correre, saltare, distesi a fare discorsi come “Jack ti amo”. Invece, col cazzo che ci pensi a quello. Sei lì che dici ‘'no, ma che cazzo è successo’'.


H: Invece quando ti sei svegliato ti ricordavi tutto? Il nostro cervello solitamente tende a farci dimenticare la sofferenza, tutto ciò che è troppo doloroso... Lo elimina, questo ricordo invece ti è rimasto così vivido?

Z: No, non elimina proprio un cazzo. Però mi hai fatto due domande interessanti, ma ovviamente io parlo della mia esperienza, non so se sia così per tutti.

La prima, c'è chi quando si sveglia vede l’arcangelo Gabriele e lo vorrei conoscere. Io ho riaperto gli occhi e ho realizzato che non era un sogno, ‘’allora sono vivo’’, pensi. Poi ti guardi attorno, vedi che sei in terapia intensiva e dici ‘’che cazzo è successo.’’

Piano piano inizi a riprendere coscienza della situazione e dici ‘’oddio, è successo veramente, non è un incubo.’’ Tra endorfina nel cervello, morfina e tutto, ti sembra un sogno. Non lo vuoi proprio accettare.

Invece, sul fatto che rimuovi no, è una stronzata. Io ho avuto la depressione post-traumatica e l’ho affrontata nel peggiore dei modi: lì chiaramente hai bisogno di supporto psicologico che io ho bypassato alla grande.

Prima ho rischiato di rimanere paraplegico per il resto della mia vita perché ho fratturato la settima vertebra del collo, per fortuna però l’ho rotta bene, quindi…è andata bene. Poi dovevo diventare handicappato, nel senso con difficoltà motorie, perché ho perso un polmone e la vita senza un polmone, diventa complicata.

Tra l’altro anche papa Francesco è senza un polmone. Me lo disse un’infermiera per farmi stare meglio… ma vaffanculo.

Comunque, la depressione post traumatica è brutta perché rivivi tutto, continuamente. Tutt’ora, quando vedo gli incroci a destra, mi vedo schiacciare contro la macchina. E dopo tutti quei traumi, i ricordi ecc. Avrei avuto decisamente bisogno di un supporto psicologico.


H: Ma i traumi ti hanno frenato dal vivere normalmente per un po’? Magari dal rimetterti subito in sella o cose così?

Z: No io sono subito montato, sennò poi non rimonti più.

Il problema più grande è quando dormi, non durante la giornata: finché sei sveglio, almeno io, sono sempre riuscito a tenere a freno questi pensieri. Quando ti addormenti, invece, sai che rivivrai tutto. Io rivivevo suoni, dolori, tutto, nei minimi dettagli.



H: Per quanto tempo?


Z: Lessi su internet che sarebbe durata dai 4-6 mesi.


H: Però ovviamente continui a portartelo dietro…

Z: Mmm… sai Io l’unico modo che avevo per dormire era bere. Bere, bere, mi svegliavo sudato, agitato, urlando. E poi la pippa in testa ti rimane.

Quello che fa molto incazzare è che quando tu vivi un’esperienza del genere e racconti a chi ti sta accanto un problema banale come ‘'mi ha lasciato una tipa'’, o roba del genere, e ti senti dire ‘’vabbè, ma te a maggior ragione, che hai superato questo, dovresti vivertela meglio’’.

E invece vaffanculo, proprio perché ho superato questo io mi aspetto il meglio dalla vita.


H: Diciamo che dai tuoi amici non hai avuto questo grande supporto.


Z: No, e neanche dai familiari.


H: Credo sia un’esperienza abbastanza inconcepibile per chi non l’ha vissuta, forse non riuscivano proprio a comprendere quello che stavi vivendo. Ora come va?

Z: Il problema è che me lo vivo ancora oggi, e questa cosa ti fa proprio cambiare la concezione di vita.

Io quando sono stato in Brasile mi hanno puntato pistole addosso, ed io ero tranquillo. Un’altra volta mi hanno puntato un coltello, io ero tranquillo. Dai un altro colore alla vita.

Lì ho capito che dovevo andare alla psicologa. Quando la mia ex mi disse ‘'ti presento i miei amici'’ io sono stato 3 giorni in ansia, agitato, come se dovessi dare un esame di diritto al Presidente della Repubblica.

Poi ho pensato ‘'minchia, mi hanno puntato una pistola addosso. Ho visto gente sparare ad altra gente. Perché’ hai paura di quello?’'

Quindi è una cosa che mi rimarrà dentro.


H: Secondo te questo episodio ti ha donato ‘più voglia di vivere’ o ti ha, e continua, a frenarti nella vita? O non è cambiato niente?

Z: E’ cambiato tanto perché’ prima ero un fancazzista, non avrei compicciato niente nella mia vita. Per me questo è stato uno sprono, sia per laurearmi che per poi trovare quel coraggio che altre persone non hanno.

Mi ha permesso di fare delle cose che persone normali ti guardano e dicono ‘‘oddio, ma che cazzo stai facendo’’ e tu dici ‘’fanculo’’, perché dai un altro valore alla vita.

Come per Simoncelli, io sono dell’idea che anche se lui faceva il muratore quel giorno, sarebbe morto lo stesso. Se deve succedere, succede. C’è il giorno X, se non devi morire non muori.

Il problema è che poi ti fa fobie su cose un po’ più’ normali: questo episodio ha innescato in me una ricerca della normalità che però non potrò mai ottenere. Io vorrei essere normale, ma ci sono queste esperienze che non me lo permettono. Per tutto ciò che è grande, assurdo, tu sei tranquillissimo; per le banalità, invece, sei lì’ che vai nel panico più totale perché’ non sei normale.


H: Che storia… Z. grazie di averla condivisa con noi - non credo sia stato facile - e complimenti per il coraggio con cui la affronti. Ci hai fatto riflettere molte cose riguardanti anche le nostre di vite, la nostra quotidianità e la leggerezza, o non, con cui affrontiamo certe situazioni.


Z: Di niente, sono contento di riuscire parlare ormai, aiuta anche a me ad abbattere o superare ulteriormente certi scheletri nell'armadio...



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