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L'artista che fotografa attraverso la sua vagina: Dani Lessnau, tra arte e femminismo

La donna come oggetto da guardare non è più uno statement che fa parola, piuttosto è lo sguardo della donna stessa sul mondo che crea interesse in tutte le forme d’espressione, dall’arte, al cinema, alla letteratura e al design.


Da quando la famosa citazione Bergeriana “Gli uomini agiscono e le donne appaiono. Le donne guardano loro stesse mentre si fanno guardare dagli uomini.” è stata completamente ribaltata, anche nel mondo dell’arte il potere dello sguardo femminile sta acquisendo sempre più importanza, portando a diversi esperimenti e forme d’espressione fin ora messi da parte.


La donna come oggetto da guardare non è più uno statement che fa parola, piuttosto è lo sguardo della donna stessa sul mondo che crea interesse in tutte le forme d’espressione, dall’arte, al cinema, alla letteratura e al design.



Una donna che è riuscita in questo intento a tutto tondo è Dani Lessnau, una fotografa con base a Brooklyn.


Dani ha trovato il modo di diffondere il suo sguardo attraverso l’unico oggetto che un uomo non possederà mai: la sua vagina.





Attraverso una camera cosiddetta pinnale (a foro pinopeico) che Dani pone nel suo sesso, ha trovato il modo di documentare uno dei momenti più intimi della natura umana, utilizzando tutto il suo essere e la sua essenza. Ogni fotografia è scattata con un’esposizione tra uno e due minuti e mezzo, un tempo effettivamente molto lungo una volta che ci si ritrova ‘nel momento’. Il nome del progetto è Extimité.


(From danilassnau.com)

Sento che "guardiamo" con tutti i nostri corpi, non solo i nostri occhi. Il nostro sguardo è individuale come le sensazioni del nostro corpo. È fluido, si evolve in relazione a noi stessi e al flusso del momento.”

Quando Dani iniziò il progetto era interessata alla natura erotica delle cose, il culmine in cui spiritualità e carnalità si uniscono, ma esplorando il mondo della fotografia notò che tutto lo sguardo ero volto verso la donna e non da parte della donna. Cercò di trovare un suo modo, quindi, di esprimere uno sguardo femminile, ma iniziando, come tutti, a fare foto al proprio partner, si sentì ingabbiata in un linguaggio pre-esistente, che per lei non era naturale.


Quindi pensò all’unico elemento che rendesse vulnerabili entrambi, che non ponesse una gerarchia tra lei ed il soggetto. Così ebbe l’idea di utilizzare la sua vagina come mezzo di comunicazione, creando un ambiente intimo, introspettivo, un momento in cui entrambe le persone esistessero a pari livello.



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Per il progetto decise di utilizzare una fotocamera pinnale perché, non avendo bisogno di una lente, era la macchina fotografica più facilmente ricreabile in casa. Una fotocamera pinnale è estremamente centrata sul tempo, sul suo scorrere ed avvenire. Cattura tutto quello che succede, dal tuo respiro ai tuoi movimenti. Dani voleva catturare l’impressione che si ha uno dell’altro, uno spazio in cui ciò che non si vede possa lasciare un’impressione. E così ha anche imparato a guardare i suoi sentimenti e le sue reazione da un nuovo nuovo punto di vista, quello visivo.


(From danilassnau.com)


Abbiamo parlato nell’articolo precedente di come il corpo della donna è stato “mercificato”, di come siamo stati abituati ad usarlo come una scena teatrale da ornare e da guardare. Questo sguardo ora sta cambiando, o cercando di cambiare, purtroppo però ci sono dei modi di fare e pensare così assoldati nella nostra società, e in noi donne stesse, che sono difficili da cambiare, ribaltare.


Ho trovato questo progetto molto interessante non solo per l’idea in sé, che è incredibile, ma per il suo significato e per quello che sta cercando di trasmettere. Non è una novità che le donne cerchino di farsi sentire, ma spesso e volentieri lo facciamo vittimizzandoci ancora di più. Dani Lessnau è stata in grado di mettere l’uomo e la donna sullo stesso piano, e questo è quello a cui bisognerebbe aspirare, non tanto alla supremazia totale.



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L’arte evolve di pari passo con la società, quindi, che ci interessi o meno, è uno spunto importante per capire come vanno le cose, per capire cosa succede fuori dal nostro guscio. L’arte di oggi sicuramente ci sta dicendo che le donne stanno ottenendo sempre più riconoscimento, e che tutti, sicuramente, sono interessati a come vede e percepisce il mondo una donna al giorno d’oggi.


Purtroppo però ancora la strada è lunga. Nel cinema per esempio risulta siano ancora solo il 10% dei film girati da donne. “La regia è una cosa tecnica”, dice Laura Buffoni, “la guida di un set richiede controllo e capacità di leadership che sono evidentemente considerate prerogative maschili, testosteroniche”. Quindi, ciò continua a portare ad una forzata marginalità del punto di vista femminile, sia nella società che nelle pratiche artistiche. E anche quando questa marginalità non si presenta il problema rimane che questo sguardo femminile viene ancora giudicato da quello di un uomo, non ha ancora ottenuto una completa un’autonomia a sé stante. Ma un passo alla volta, ce la faremo.


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