• Humangerie Team

La mia esperienza con un ragazzo ebreo: divertitevi.

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Teniamo in considerazione che sto facendo questo articolo parlando di una personale esperienza, non con l’intento di generalizzare o offendere nessuno.


Ad ogni modo, però, spesso capita di porci domande riguardo a relazioni in cui sono coinvolte diverse religioni e culture; vorremmo chiedere, sfatare certi dubbi, ma spesso ci sentiamo di andare a toccare una sfera troppo personale.


(Non includiamo foto o nomi reali per motivi di privacy)


Dunque, qui un racconto esilarante e drammatico allo stesso tempo che affronta le difficoltà e gli ostacoli da superare e/o insuperabili di una relazione tra due culture molto, molto diverse.



> Relapses: racconto di una relaziona tossica


H: Parlaci un po’ di questa relazione. Ci sono stati degli episodi particolari? Il suo essere ebreo influiva effettivamente sul vostro rapporto?

L: Allora, cominciamo dalla prima volta che abbiamo avuto un’effettiva interlocuzione, che già di per sé, è una storia esilarante. Non avevo mai conosciuto un ebreo in vita mia, o meglio, non l’avevo mai preso in considerazione come un fatto che potesse avere un vero impatto. Purtroppo, quindi, all’inizio ho creduto fosse una battuta.

Ci troviamo al supermercato in Brasile (eravamo un gruppo Erasmus) e dobbiamo comprare dei panini da mangiare sulla spiaggia. Io ne acchiappo al volo un paio sia per me che per lui e, valutando la drammatica, scadente qualità della selezione di panini, ne scelgo due al prosciutto pensando di andare sul sicuro. Glielo pongo e la risposta che ottengo è ‘no, ma io sono ebreo’, al che io scoppio a ridere pensando fosse una battuta. E pago entrambi i panini.

Una volta arrivati sulla spiaggia lui si mette a mangiare un panino alla frittata.

Al che, finalmente, capisco che quella non era una battuta, ma che il ragazzo davvero era ebreo.


Io mi ritrovo a mangiare due panini e me ne rimango zitta per tutta la durata del nostro pranzo, non sapendo bene cosa si potesse dire ad un ebreo e cosa no.

Quindi, già l’incipit della nostra relazione, si base su una fetta di merda.


In ogni caso - inizio terrificante a parte - io non l’ho conosciuto in un contesto familiare quindi, inizialmente, non mi sono vissuta troppi comportamenti ‘’prettamente da ebreo’’. Mi sembrava tutto abbastanza normale, beveva come un drago quanto me, faceva bandaccia tutti i giorni quanto me, mangiava il cibo che mangiavo io – non solo kosher per intenderci, maiale a parte - non me la faceva tanto pesare.

H: Nemmeno durante lo Shabbat?


L: Mah, all’inizio no. E’ dopo che è partito il degenero e io ho iniziato a rendermi conto di ‘'quanto fosse ebreo'’. Credo che il momento in cui me ne sono resa davvero conto è stato quando siamo andati a scalare il Machu Picchu. Partiamo dal fatto che lui volesse scalare a piedi e io prendere l’autobus per anziani e disabili – e li già discussione, ebraismo a parte - ma vabbè.


La mattina lui si sveglia e va a comprare i panini per la scalata, e me ne compra uno al prosciutto. Voi penserete, ma che tenero, l’ha fatto anche se lui è non può mangiarlo – e invece no. A metà scalata sta per finire l’acqua e io mi attacco all’ultima boccia rimasta. Lui inizia a lamentarsi perché ha sete e io gli dico ‘BEVI’ e lui si rifiuta. Rimango un attimo sdubbiata e non capisco perché. Morale della favola: ERA PERCHE’ LA MIA BOCCA AVEVA TOCCATO IL PROSCIUTTO E STIAMO PARLANDO DI UNA SCALATA DI CENTINAIA DI METRI, CAZZO BEVI CHE SENNO’ MUORI! O dimmelo prima, piuttosto.




Quindi niente, sintesi, scalata di Machu Picchu senza nemmeno un goccio di acqua. E no, se ve lo stavate chiedendo, non abbiamo nemmeno pomiciato, ma perché ero così incazzata che non c’era nessuna forma di amore in quella scalata – a priori del prosciutto – quindi il problema manco si è posto.

H: E da lì come si è evoluta la cosa? Te hai iniziato a tirati indietro?


L: Macché, ero accecata dall’amore. Più si andava avanti più notavo delle stranezze, ma inizialmente davvero non mi importava. Lui mi parlava di quanto la mia metà calabrese fosse simile alla sua radice ebraica: di stampo matriarcale, con una famiglia molto unita etc. e io mi facevo infinocchiare. Non so se volesse convincere me o sé stesso.

Quando finalmente abbiamo deciso di portare avanti questa relazione anche a distanza il tutto ha iniziato a prendere una piega ancora più terrificante. Intanto, quando stava con i suoi – MOLTO attaccati alla loro cultura ebraica - lui dal venerdì al sabato spariva. Completamente. Ed ecco lo Shabbat entrava finalmente in gioco.

Questo cazzo di Shabbat non gli permetteva nemmeno di prendere in mano il telefono, e io non sapevo mai se fosse davvero lo Shabbat o se invece stava a scopare in giro – tip per il futuro: se avete paura di impegnarvi in una relazione dite che siete ebrei, avrete il fine settimana libero.

Non sapete quante volte mi è capitato di essere nel mezzo di una discussione di quelle topiche dove ti stai per mollare e niente, silenzio radio per 24h. Tu nel mentre parli da sola, smatti, chiedi scusa, ri-smatti, lo molli e te lo ripigli. E poi niente, riappare come se niente fosse, ignorando completamente tutto il casino delle 24h precedenti. E te ti senti un’idiota, per l’ennesima volta.

Comunque, arriva poi il bel giorno che decido di andarlo a trovare a Parigi (lui viveva lì). E qui si che capirete quanto, effettivamente, ero INNAMORATA PERSA.

I suoi erano in Israele e, dopo una notte di – vi risparmio i dettagli - , suona alla porta la donne delle pulizie che in teoria doveva essere annullata perché i suoi non c’erano. E il mio caro ragazzo MI RINCHIUDE IN UN ARMADIO.



Al momento ancora non mi era dato sapere perché, quindi immaginatevi come cazzo mi sono sentita. Aspetto ben 1 ORA E MEZZO dentro questo armadio, cercando di trovare una spiegazione logica a questa allucinante situazione. Finalmente la donna delle pulizie va via e parte la prima, fatidica, conversazione su ebrei/non ebrei.

Questo ragazzo si era ‘'dimenticato'’ di specificarmi che io non potevo essere presentata alla sua famiglia, e quindi no, non che carino che ha aspettato che i suoi andassero via per invitarmi, mi stava nascondendo!

In quella (animata) discussione ho capito tantissime cose:

1) Io non avrei mai potuto conoscere la sua famiglia perché non sono ebrea

2) Ancor di più perché sono atea – letteralmente al livello di un pezzo di cacca

3) Non avremo mai potuto avere un futuro perché non essendo ebrea i nostri figli non sarebbero stati ebrei e, quindi, avrei interrotto la stirpe (è la madre a passare il titolo non il padre)

4) Gli ebrei non possono accettare di avere figli non ebrei perché dopo lo sterminio la popolazione ebraica punta a fare più figli possibili per ripopolare la popolazione

Quindi, lì ho capito che sarei rimasta nascosta per sempre. Però, quando anche lui era ancora innamorato perso di me, almeno cercava di includermi nella sua vita per vie traverse. Mi portava nelle vecchie case di famiglia, mi cercava di mettere in contattato la sua sfera personale, per quanto vietato, nei limiti del possibile. E io continuavo a farmi infinocchiare. Ad essere okay con questo stile di vita. L’amore cazzo.

Infine, passiamo alla fatidica parte della conversione. Io, ragazzi, ad una certa, ero pure disposta cazzo. Ma lui diceva sempre ‘'io non voglio stare con una ragazza convertita solo per amore’' e io pensavo ‘'ma guarda che ragazzo profondo'’. E invece. Questo era solo il preludio dell’ovvio, del fatto che lui già sapeva che ci saremo lasciati prima o poi. Per tutta la famiglia il credo era che un ebreo convertito non è un vero ebreo, e quindi? Ma a cosa stavo pensando lì per lì? Aspettative, di cosa, avevo?

H: Ma i suoi amici erano ebrei o nelle amicizie frequentava chiunque?

L: Quando l’ho conosciuto nessuno dei suoi amici era ebreo e, un po’ come me, nessuno si preoccupava del ‘suo credo’. E’ tutto cambiato una volta che è andato e tornato da Israele. Ha iniziato a farci baciare la torah sulla porta prima di entrare in casa, stava lontano dai tedeschi, ne aveva paura

H: Riguardo alle ragazze, invece, ti sentivi minacciata o in difetto rispetto ad altre ragazze ebree?



L: Ripeto, nella prima fase di innamoramento no, non me ne fregava niente. Io manco mi rendevo conto che lui fosse ebreo, per me non c’era una differenza tra di noi. E’ sempre dopo quello stramaledetto viaggio che si, ho iniziato a sentirmi minacciata. E non solo perché le israeliane sono delle mega gnocche, ma per un fatto che dopo che avevo capito quel paio di cose sapevo che lì lui avrebbe potuto trovare qualcuno che gli sarebbe andato a genio, con cui avrebbe potuto avere un futuro.

Non mi dimenticherò mai di una scena dove lui mi disse ‘'mia mamma per il suo compleanno ha espresso il desiderio di mangiare una pasta allo scoglio, ma mio padre non lo permette'’ e io pensavo ‘'minchia, come reagisco a una cosa per me così ovvia e banale?'’. Quindi ecco, ragazze che questo dilemma lo potevano prendere sul serio e non farsi una risata a me mettevano in crisi, e parecchio. Io ci provavo a fare un ragionamento logico, a cercare di dirgli perché non sarebbe stato così assurdo: ormai ci sono i frigoriferi, i crostacei non ti ammazzano. Ma purtroppo quando una cosa non la condividi non la condividi, e su certe cose non potevamo proprio trovarci.

H: E sentirti in ‘'difetto’' a parte, il non essere ebrea ti ha mai fatto sentire sbagliata?

L: Inizialmente no, anzi, mi sentivo quasi fica. Io per lui ero una specie di ‘creatura esotica’, il suo guilty pleasure. All’inizio potevo permettermi di farmi una risata per una cosa come la cosa della pasta allo scoglio, e a lui piaceva che io ne ridessi. Consideriamo comunque che anche io provengo da una famiglia molto ingombrante e presente quindi so come ridere, adattarmi, senza sembrare che stia prendendo in giro – e davvero non lo stavo facendo, eh.

Successivamente invece, si, mi ha fatto sentire molto, molto sbagliata. Non che prima queste cose non ci fossero per niente, ma io non le notavo o non ci davo peso. Riguardo al mio corpo, specialmente, il tempio sacro e intoccabile, mi ha fatta sentire malissimo, come nessuno e niente mai nella vita. Partendo dalle cose più banali come i tatuaggi - con cui avevo dissacrato il mio corpo e l’avevo reso impuro - a quando non potevo più mettermi il rossetto per uscire, a quando alla fine mi ha riversato tutto in faccia quando ci siamo lasciati dicendomi che lui mai e poi mai sarebbe potuto stare – e presentare alla famiglia - qualcuno che porta una maglietta aderente per uscire e farsi vedere, che fa pipì tra le macchine, che parla e flirta con uomini a caso la sera quando esce - e le parole non erano queste, quelle vere non le volete nemmeno sentire.

In più, notavo sempre di più altre condizioni a cui non avevo mai fatto davvero caso o dato peso, ma che quasi consideravo ‘galanteria’: in ogni viaggio, ogni posto dove siamo andati, io non potevo tenere i soldi. Nella religione ebraica è la madre che comanda, ma è il padre che detiene il potere economico e finanziario della famiglia. E così era, ma chi ci aveva fatto caso.


Un giorno, addirittura, gli presentai le mie cugine e andando al bar (ovviamente) prendemmo un drink anche per lui. Si sentì talmente 'offeso’ che delle donne avessero pagato per lui che prese mio fratello, andò al bar, è tornato con 24 DRINK! Doveva spendere almeno il quadruplo per poter rimediare a questa situazione.



H: Wow… non so se sia solo la tua personale esperienza così pesante o si possa riferire anche ad altre relazioni, ma ti ringrazio di aver condiviso con noi questa storia.


Tu pensi che possa essere ‘generalizzata’ o che questi fatti riguardino questo specifico caso?

L: Io credo che se una persona sia in grado di scendere a compromessi – ebreo o no – va bene, il problema è che io stavo con una persona che non era in grado, e me l’ha fatto capire in modo brusco. Non so se fosse solo dettata dalla religione tutto questa ‘disciplina’, ma, in ogni caso, è un’esperienza che mai, mai ripeterei. Quindi direi semplicemente di tenere gli occhi aperti, la religione – come tutto del resto – non vuol dire niente se vissuta in modo ‘civile’, condividendo quello che si può e accettando quello che non si può.



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