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La tragica realtà dei lavori penitenziari negli Stati Uniti

In questo articolo, esploriamo i vari problemi dietro l’industria dei lavori penitenziari negli Stati Uniti e di come queste leggi contribuiscono ulteriormente ad aggravare l'attuale situazione della nazione.



Il modo in cui spendiamo i nostri soldi è politico: non è sufficiente fare una donazione a tantum ad un’organizzazione afroamericana, senza che ci sia uno scopo secondario. Bisogna iniziare a pensare ai nostri contributi quotidiani e di come mobilizzare economicamente le persone di colore nei nostri paesi.


Oggi marchia il quindicesimo giorno consecutivo di proteste contro la morte di George Floyd. Se come me vivi in una delle città maggiori negli Stati Uniti, forse ti stai quasi abituando al costante rumori di elicotteri ed i canti per la strada, o forse non capisci più neanche cosa stia succedendo.


Tutti gli eventi causanti questo disagio sociale ci stanno facendo riconsiderare tante cose ad un livello globale di come il razzismo si trasferisce non solo da generazione a generazione tra le nostre famiglie, ma specialmente nelle nostre istituzioni.



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Adesso ci fermiamo a pensare all’industria delle prigioni negli Stati Uniti. Potrebbero esserci mille punti di cui parlare al riguardo, ma ci concentreremo sulle leggi dei lavori penitenziari che lasciano i detenuti e le loro famiglie in delle condizioni misere.


Come le aziende traggono vantaggio da questo sistema


Allora, molto brevemente, nel 1865 gli Stati Uniti abolirono la schiavitù con il 13° emendamento alla costituzione. Però, belli miei, ovviamente c’era una stipulazione che consentiva al governo di usare la servitù come punizione per un crimine.


Essendo il paese con la popolazione carceraria più grande al mondo, questo fatto è abbastanza preoccupante. Soprattutto perché in stati come il Texas, il Georgia, l’Arkansas e l’Alabama i detenuti sono costretti a lavorare gratuitamente e sotto minaccia di isolamento o revocazione del tempo di visite con le loro famiglie.


Molto spesso, i detenuti lavorano nelle cucine o come bidelli, tenendo i costi di mantenimento delle prigioni relativamente bassi. Purtroppo non si ferma solo qui la situazione. Dozzine di aziende rispettate hanno finanziato l'American Legislative Exchange Council (ALEC) che ha approvato la "Prison Industries Act" per espandere il lavoro dei detenuti.


Il problema qui è che i costi non tornano.


Il salario orario minimo di medio negli Stati Uniti è $ 7,25


Secondo le statistiche di UNICOR, che è una società del governo degli Stati Uniti creata nel 1934 per implementare programmi di lavoro in carceri federali (e, tra l’altro, che è un componente del dipartimento della giustizia) il salario orario minimo per un prigioniero è $ 0,23 mentre il salario orario massimo è $ 1,15.


Al momento, UNICOR impiega circa 20,000 detenuti in tutto il paese, ‘un aumento del 10% in confronto all’anno scorso’, annotano sul loro ultimo report. Entro l'anno fiscale 2022, sperano di poter passare il First Step Act per consentire al 75% dei trasgressori a rischio minimo di avere l'opportunità di partecipare ad un programma di lavoro in carcere per non meno di 20 ore settimanali.

UNICOR offre oltre 100 prodotti e servizi in settori quali abbigliamento e prodotti tessili, prodotti elettronici, gestione flotte e componenti di veicoli, prodotti industriali, mobili per ufficio, attività di riciclaggio; e servizi tra cui l'inserimento di dati, la progettazione assistita da computer (CAD) e la distribuzione.


In questa brochure di marketing, UNICOR spiega in dettaglio come aziende possono evitare di esternalizzare i propri dipartimenti di assistenza clienti per risparmiare denaro, perché è altrettanto economico assumere prigionieri americani per rispondere alle chiamate. In quest'altra brochure sponsorizzano i loro servizi di imballare e spedire prodotti dai magazzini e dai centri di distribuzione governativi e società private.



Poi, come se non fosse già abbastanza, in questo catalogo stanno proprio apertamente commercializzando il lavoro penitenziario come un’alternativa allettante per i produttori statunitensi che stanno pensando di aprire fabbriche all’estero.




Ecco una piccola di alcune delle aziende più famose che hanno utilizzato lavori penitenziari negli ultimi 30 anni:

  • Victoria Secret

  • Starbucks

  • Nintendo

  • BP

  • AT&T

  • Target

  • McDonald’s

  • Microsoft

  • Motorola

  • Boeing

  • Wendy’s

  • American Airlines

Sono tanti gli argomenti per o contro questi lavori, ma la realtà innegabile è che i detenuti non guadagnano minimamente abbastanza per sostenersi in prigioni o per risparmiare per loro o per le loro famiglie quando finiranno le loro sentenze. Ed invece le multinazionali e le prigioni continuano a guadagnarci miliardi.



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Oltre a tutto, prende peggio quando si vede Trump alla TV che parla di Make America Great Again questo e quest’altro, poi rivitalizza l’industria del carbone perché ‘non abbiamo abbastanza fabbriche negli Stati Uniti’ quando nel frattempo stiamo stiamo perpetuando la detenzione di massa per sfruttare i prigionieri a scopo di lucro.


Poi, il fatto che il governo federale ha il tempo di fare brochure di marketing delle "opportunità commerciali" in dozzine di fabbriche penitenziarie federali in tutto il paese ma non ha ancora avuto il tempo di arrestare i poliziotti che hanno ucciso Breonna Taylor, è veramente tragico.


Se siete curiosi ed interessati ad imparare di più al riguardo, vi consigiamo di guardare 13th su Netflix oppure leggete questo racconto scritto da Kevin Rashid Johnson per The Guardian, Prison labor is modern slavery. I've been sent to solitary for speaking out.


Purtroppo non è possibile cambiare il mondo in un giorno, è uno sforzo che richiede tanto tempo.


Per ora possiamo solo continuare ad educarci ed informarci.



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