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Le serie TV stanno ai leggings come i telefilm stanno ai fuseaux

L’evoluzione delle serie TV dagli anni 90 ad oggi e il loro sorprendente impatto sulla nostra quotidianità.


In un mondo dominato dalle immagini, abbiamo sviluppato un appetito insaziabile per l'osservazione degli altri. E cos'è meglio per una società pigra, incapace di pensare in modo critico, di stare comodamente seduta sul divano e vivere la vita attraverso le storie di altre persone? Non è uno shock che le serie TV abbiano preso il sopravvento.


Andiamo quindi a vedere l'evoluzione di questo fenomeno e l'effetto che ha avuto sulla nostra quotidianità.




> Come l'avvento della fotografia ha portato alla "mercificazione" del corpo.



È innegabile, stiamo vivendo un’epoca straordinaria: siamo in grado di lavorare da casa, fare la spesa on-line, muoverci in ampissimi spazi in tempi brevissimi, imparare tutto ciò che desideriamo dalle migliori università del mondo anche mentre siamo in autobus, direttamente sul nostro cellulare, e la nostra esistenza ogni giorno è sempre più guidata dalla frenesia: frenesia di fare, di avere, di mostrare, di partecipare.

Quello che sembra però diventare sempre più difficile è, che in tutto questo, ci rimanga del tempo libero da poter sfruttare con un intrattenimento di qualità. Riuscire ad andare al cinema significa dover dedicare praticamente un’intera serata ad un’unica azione. In uno scenario in cui anche un'uscita pizza e film sembra diventare un impegno piuttosto che una distrazione, ha trovato l’habitat ideale il Telefilm, che in questi ultimi 30 anni ha visto la sua massima ascesa.



Perché?


Quello che lo contraddistingue e lo diversifica dal Film per il grande schermo sono due caratteristiche: la durata di un episodio e la continuità temporale della storia.


La durata, che va dai 20 ai 50 minuti, permette anche ai più impegnati di dedicarvi del tempo per uno o due episodi al giorno. Inoltre, la possibilità di non esaurire una storia interessante nel giro di due ore sembra essere molto importante per tantissimi telespettatori. Questo interesse crescente, unito alla possibilità che i social hanno dato al mondo dei fan di esprimersi e parlare delle proprie serie preferite, ha permesso di diminuire notevolmente le distanze tra prodotto e fruitore.


Quindi, a livello psicologico, queste caratteristiche delle serie TV hanno portato ad una dinamica secondo cui lo spettatore può proiettarsi direttamente nella vita del personaggio, facendolo diventare parte di essa a 360°. In una società dove le immagini sono la nuova realtà, lo spettatore non solo si rivede in quei personaggi, ma riflette in essi i suoi stessi desideri e speranze, come se la sua stessa vita dipendesse da quelle scelte.



Ma come sono nate?

I telefilm esistono dagli albori della televisione. Già nella metà degli anni '60 iniziavano la propria carriera televisiva personaggi destinati ad avere grandissimo successo in questo settore, come Strega per amore, andata in onda dal 1965 al 1970. Negli anni '70 abbiamo poi la copiosa produzione di polizieschi come Starsky e Hutch, mentre negli anni '80 le saghe familiari come Dinasty le fanno da padrona.


Finalmente, negli anni 90, i produttori televisivi sembrano accorgersi dell’esistenza di un pubblico prolifico e con moltissimo tempo a disposizione: i giovani. Nascono quelle che saranno alcune delle Serie TV di maggior successo, sit-com come Friends o teen-drama come Buffy l’ammazzavampiri, i cui protagonisti arriveranno ad essere pagati molto più dei colleghi del Cinema.


Esattamente, quando è successo che il Telefilm ha smesso di essere tale e si è trasformato in Serie TV?


Secondo il mio personale punto di vista questo è accaduto con l’arrivo delle piattaforme digitali.

Negli anni 90, e per almeno i primi 10 del 2000, l’unico modo di seguire una serie tv era attraverso la TV generalista o, al limite, attivando costosissimi abbonamenti con la TV privata. Questo comportava una certa “fluidità” nella programmazione da parte delle reti televisive, modificando gli orari, accorciando gli episodi, inserendo moltissima pubblicità.


I sistemi di streaming o il diretto scaricamento dai sistemi peer-to-peer risolvevano in parte i problemi degli utenti creandone però di nuovi: con lo streaming era necessario un tempo di pausa tra una visione ed un'altra, a volte anche piuttosto lungo (come scordarci di Megavideo e 'accendi spegni il modem'...), con il download invece, per vedere un episodio si poteva attendere anche alcune settimane, per poi scoprire che il link utilizzato era buggato o conteneva altro genere d’intrattenimento… Per non parlare del fatto che il tutto era illegale e completamente a scapito dell’utente finale.


Infine nel 2013 arriva una piattaforma digitale di streaming legale che inizia una piccola rivoluzione, Netflix. E questo ha avuto un forte, fortissimo impatto sulla nostra società.


Quali sono state le conseguenze delle Serie TV sulla nostra società, e quotidianità?


Le Serie TV hanno messo in atto una logica simile a quella dei social media: la scena televisiva è costantemente modificata, quindi, è impossibile delinearla attorno ad una realtà ben definita. Nulla è più irreale delle Serie TV 'reality' (quelle che raccontano la vita di qualcuno giorno per giorno o simili), in cui la realtà è completamente spettacolarizzata, ma con la presunzione di rappresentare un contesto di vita quotidiana veritiero. Però, per i motivi spiegati prima, questi format hanno promosso l'identificazione e la proiezione dello spettatore in molte personalità irraggiungibili, portando a crisi d'identità, alienazione da noi stessi, imitazione di comportamenti falsi e illusori.


L'incapacità di essere fisicamente coinvolti in certe esperienze di vita, ma allo stesso tempo nel bisogno di riuscire a trovare delle distrazioni e dei sentimenti 'umani', ha fatto della serie TV il perfetto veicolo per poter vivere ed evolvere, senza agire. Esse hanno assunto la forma di una sorta di 'mezzo di realizzazione dell'identità'.


Il binge-watching e le 'relazioni parasociali'



La possibilità offerta dalle piattaforme streaming del 'binge-watching' (guardare più episodi conseguentemente) ha reso possibile l'illusione di continuare all'infinito, proiettando ulteriormente l'individuo in questa vita utopica, senza l'ansia che all'improvviso svanisca e si debba tornare alla nostra triste realtà.


Il boom delle Serie Tv ha generato anche un altro importante fenomeno, le cosiddette "relazioni parasociali". Come spiega la psicologa clinica Dott.ssa Renee Carr (2017) le interazioni cerebrali stimolate guardando le Serie TV sono le stesse di una tossicodipendenza: quando binge-guardiamo uno spettacolo il nostro cervello produce dopamina, "Questa sostanza chimica dà al corpo una naturale, interna ricompensa del piacere che rafforza il costante impegno in tale attività. È il segnale del cervello che comunica al corpo 'Mi sento bene. Dovresti continuare a farlo!'"


"Quando guardi il tuo programma preferito in modo incontrollato, il tuo cervello produce continuamente dopamina e il tuo corpo sperimenta un picco simile alla droga. Provi una pseudo-dipendenza dallo spettacolo perché sviluppi un'astinenza da dopamina. "


Il dott. Carr continua dicendo," Quindi, quando guardi un programma TV, le aree del cervello che si attivano sono le stesse di quando si vive un evento dal vivo. Siamo attratti dalle trame, ci affezioniamo ai personaggi e ci prendiamo veramente a cuore gli esiti dei conflitti ". Vivere lo show televisivo come la nostra stessa vita crea un processo in cui alla fine della serie spesso andiamo in uno stato di depressione a causa della perdita che abbiamo appena vissuto. Pertanto, ciò solleva la necessità di un nuovo spettacolo da guardare e un nuovo personaggio in cui vivere; che sfocia nell'isolazione dell'individuo e la creazione di rapporti strettamente parasociali.


La psicologo Dr. Judy Rosenberg, ci spiega che quando sostituiamo la TV alle relazioni umane, ci disconnettiamo dalla nostra natura umana e la sostituiamo a quella virtuale.


"Quando ci disconnettiamo dall'umano per connetterci eccessivamente alla TV, a costo dei rapporti reali, alla fine "moriremo emotivamente di fame". Le relazioni reali e il lavoro della vita sono più difficili, ma alla fine della giornata ti arricchiscono di più, ti fanno crescere e sentire completo".

Quindi, per concludere, se da un lato le Serie TV sono sicuramente un buon mezzo per spengere il cervello e distaccarci per un attimo dalla nostra frenetica vita; dall'altro sono anche diventate un vero e proprio fenomeno sociale con delle significative conseguenze sulla costruzione della nostra identità e delle nostre vite. Ad ogni modo, la strada è appena stata aperta e chissà cosa non verrà fuori fra un'altra decina d'anni.


Per ora, godiamoci che nessuno debba più gridare dal salotto “Comincia!” quando si è corsi in bagno durante la pubblicità.


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