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Mi sono innamorata di una persona del mio stesso sesso, ma no, non sono gay.

Innamorarsi di una persona del tuo stesso sesso una sola volta è possibile, e non c'è niente di strano. Oggi T. ci racconta come andare oltre le etichette e viversi l'amore per quello che è.



Nella società di oggi stare con qualcuno del tuo stesso sesso ti definisce immediatamente gay o bisessuale. Innamorarsene poi. Eppure, è possibile innamorarsi una sola volta di una persona del tuo stesso sesso e non essere assolutamente niente. E non sentirsi assolutamente appartenente a nessuna etichetta. Però, ci vuole sicuramente coraggio ad innamorarsi liberamente senza porsi troppi dubbi e domande, e senza dare peso ai dubbi e domande altrui.


Per chiunque non trovi il coraggio di viversi l’amore per quello che è, oggi abbiamo parlato con T., che si è innamorata di una donna e si è lasciata andare senza i troppi cazzi per la testa. Non c’è bisogno di sentirsi in nessun modo per accettare il proprio piacere e la propria felicità, però spesso, troppo spesso, non troviamo il coraggio di farlo.


T. ci racconta cosa si prova ad innamorarsi di una donna, non per la curiosità, non perché si passa ‘una fase sperimentale’, ma perché può succedere e basta.



H: Ciao T., solitamente quando si ha una relazione gay o si è gay, o si sta cercando di capirlo, o si è curiosi. Te avevi mai pensato che potesse essere un’opzione?


T: Assolutamente no, ma mi sono innamorata di una donna a 14 anni. E’ l’età in cui ti immagini situazioni amorose in modo completamente diverso, soprattutto in modo completamente distanziato da com’è un rapporto vero. C’è l’enfasi adolescenziale, sai. Quindi se non ti senti di avere un’attitudine verso quel sesso già di per sé è difficile che la consideri come un’opzione. La società a quell’età ti impone dei canoni estremamente precisi.


H: E quando è successo hai subito pensato di essere gay? Ti ha definita in un qualche modo?


T: Se questo faccia di te una persona gay o bisessuale non lo so, è una cosa molto soggettiva a mio parere. Banalmente io non mi sono nemmeno mai posta il problema, è strano. Non mi sono mai voluta dare un’etichetta. Tante persone hanno bisogno di identificarsi, ma per ragioni diverse. Magari ti senti discriminato dalla società e quindi hai bisogno di ritrovarti in un gruppo che condivida i tuoi problemi quotidiani, ma altre no e io sono una di quelle.


Non mi sono semplicemente mai posta tante domande su quello che sia il mio orientamento sessuale perché penso di essermi innamorata di una persona come di un altra. Ti piace come una persona si muove, come cammina, come pensa. Cose che vanno al di là del genere.


H: E’ interessante perché specialmente in un posto come l’Italia non è così ovvio andare oltre certi paletti. Pensi che questa apertura sia stata supportata dal fatto che i tuoi amici e la tua famiglia accettassero questa cosa e quindi non ti sei dovuta etichettare? Mentre magari chi è in una situazioni più complicata ne ha bisogno?


T: Forse. Ti dico, i miei amici non me l’hanno nemmeno mai fatto notare, per me era così naturale che non c’era nemmeno bisogno di dare una spiegazione. Una volta che ami qualcuno diventa normale e basta, non c’è nemmeno bisogno di spiegare il perché. Quindi per me dover dare spiegazioni sul perché amavo qualcuno mi sembrava impossibile anche all’epoca. E per fortuna era così anche per le persone che avevo intorno.


In famiglia in realtà delle difficoltà le ho avute. Da un lato, ho avuto la fortuna, che poi non dovrebbe essere una fortuna ma la normalità, di non essere ostacolata o comunque di risentire di certe cose. Però, ci sono state situazioni che mi hanno fatto tanto male e non avrei mai visto se non avessi avuto quest’esperienza. Per esempio, nonostante fosse come un tacito accordo il “va bene così”, quando poi sono uscita con uomini ho visto nello sguardo dei miei un'accettazione sociale totalmente diversa. Anche se da un lato accettavano la cosa, nella società in cui viviamo oggi il genitore si preoccupa di come il figlio sarà visto, ha paura che sarà discriminato, giudicato. Quindi lo vedi che sono meno contenti e ha me ha fatto estremamente soffrire. La mia prima relazione è stata quella più importante della mia vita e avrei voluto che fosse stata accettata nel modo in cui sono accettate le altre.



H: Forse già se fosse stato adesso sarebbe stato diverso da 10 anni fa. Sia perché ti vedono più “indipendente” in quello che fai e che provi a riguardo, che perché la società lo accetta di più di quando noi avevamo 14 anni. Sei d’accordo? Cosa diresti a qualcuno che si ritrova in questa situazione oggi?


T: Mah guarda, anche oggi in realtà è cambiato ben poco. Un’altra cosa che mi ha fatto tanto male e che tutt’ora detesto è stato che da un punto di vista esterno nessuno ha mai osato catalogarsi come gay, ma non perché io volessi essere catalogata eh, ma perché pur di non vederla come una cosa ‘reale’ vedessero perennemente la cosa come “hai 14 anni, è una fase passeggera da adolescente.” Come se nel tormento adolescenziale in cui nessuno ti capisce sia un’altra delle fasi di sperimentazione da cui devi passare. Però non è assolutamente vero, e quello che voglio far capire è che è possibile e basta, ed è reale.


Poi tornando sull’idea delle etichette o meno, a cui ho pensato una volta che ci siamo lasciate, mi sono un pochino interrogata. Se dovessi proprio cercare di dare una definizione, mi definirei più come pansessuale invece che bisessuale. Quando si provano le cose come le provo io, è raro che magari si vada proprio a “provarci con la tipa”, è molto più frequente che vada da un uomo, forse per un puro fatto di attrazione fisica. Con la donna c’è bisogno di corteggiamento, di conoscerla, innamorarsi in un modo che va al di là dell’identità di genere. Però potrei facilmentissimo rinnamorarsi di una donna.


H: Ha senso, e magari sei stata con una sola donna anche perché, a parte il tuo di provarci, è molto più facile che venga un uomo a provarci con te piuttosto che una donna, ma per il semplice fatto che non sembri gay e una magari non è si butta così a caso.


T: Può essere, ma la cosa paradossale è che io ho avuto un processo contrario a come vanno di solito queste cose. A 14 anni nell’ambiente più etero del mondo c’erano un sacco di donne che ci provavano con me, ora, che frequento un ambiente totalmente queer non ci prova più nessuno! Mi sono innamorata di uomo e sono stata con un uomo mentre ora sarebbe stato il terreno perfetto per stare con una tipa. Di solito chi sta qui muore dalla voglia di andarsene per liberarsi sessualmente, io ho fatto il percorso opposto.



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H: Forse perché te l’hai accettato così bene che non avevi bisogno di nessuna ‘liberazione’.


T: Credo di sì, appunto per me era la cosa più naturale del mondo. Non ho mai avuto paura del giudizio degli altri. Non mi interessava neanche dare una risposta a chi mi chiedeva ”ma allora sei lesbica o non sei lesbica.”


H: Ma conosci altre ragazze come te?


T: No. Conosco ragazze con cui ho avuto situazioni simili del genere” ti innamori di uno, ma scopi con l’altro”, però nessuno che sia stato solo con UNA donna innamorandosene così tanto e poi fine.


Tra l’altro le relazioni che ho avuto con uomini in realtà sono state molto superficiali a parte il mio attuale ragazzo, era solo attrazione fisica, ma niente da condividere.



H: E’ particolare che malgrado questa relazione sia stata così bella tu non abbia mai riprovato. Perché?


T: Forse è perchè è stata così bella e complicata che forse ho voluto conservare questo sentimento e non farlo con nessun altro.


Poi è un po’ brutto da dire, ma quando passi da un periodo difficile alla parte del “facile e socialmente accettato”, probabilmente anche da parte dei tuoi, è ancora più difficile tornarci. E’ paradossale perché, come ho detto, a me non me ne frega niente di questa accettazione. Però è più facile e non c’è niente da farci.


H: Ma ora avresti ansia di dire ai tuoi di dire che stai con una? Sarebbe come riniziare tutto da capo?


T: Sì, assolutamente.


H: E loro non se lo aspetterebbero?


T: No, perché secondo me loro davvero pensavano fosse una fase passeggera, quando secondo me davvero non è così. Poi non è che ciò mi frena, lo farei comunque, ma di sicuro è da prendere in considerazione.


H: Ma invece i tuoi ragazzi hanno mai avuto una difficoltà sociale ad accettarlo?


T: Niente, assolutamente niente. E’ assurdo perché una donna il quale ragazzo ha avuto esperienze con uomini non l’accetterà mai. salvo casi eccezionali. Invece la donna che va con altre donne è anche simbolo sessuale quindi... Anzi guarda secondo me si sentivano quasi importanti.


H: Sessualmente ti ha cambiata in qualche modo? Ti ha insegnato qualcosa?


T: Sì, è sicuramente diverso, però dipende anche solo dalla persone che hai davanti. Secondo me di base c’è una differenza di educazione sessuale: gli uomini da un punto di vita di educazioni di genere non hanno proprio educazione, mirano al primo piacere (e non li sto incolpando eh, anche se a volte bisognerebbe) ma se dovessi fare un discorso molto generico peccano nell’ascoltare l’altro. Per la società, la sessualità è vista attraverso la penetrazione che in realtà può non essere appagante. Siccome la penetrazione la fai a due, pensano sia sufficiente quel momento di piacere simultaneo. Le donne, invece, che ovviamente hanno capito bene come funziona l’organo femminile, sanno che il clitoride è meraviglioso! E c’è tutta la parte di dare piacere all’altra sapendo che cosa ti fa piacere. E non è che l'uomo sia per forza negativo, ma deve ascoltare, non abbiamo gli stessi organi quindi dobbiamo comunicare finché non va. Sta tutto nell’educazione sessuale. Per questo con una donna è molto bello.



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H: E a livello relazionale? Hai sentito una differenza o è una relazione e basta?


T: Senti, non è il genere a determinare la persona, di base no quindi, non è che perché è donna è diverso. Poi che c’entra a volte non capisco nemmeno se mi manca, quando penso al sesso con donne non capisco se mi manca lei o la relazione. Ma forse nemmeno perché non ho fatto altre esperienze, la diversità poi ti manca sempre.


H: Ma quindi, per concludere e condividere con chi si può ritrovare ora nella stessa situazione, te non ti sei nemmeno mai chiesta se fossi gay o meno? Pensi ci si possa innamorare dello stesso sesso senza essere gay?


T: Avoglia se me lo sono chiesta, quello è diverso. Mi chiedevo “com’è possibile che provi attrazione per una donna?” però mi dicevo “provo attrazione anche per gli uomini”. All’inizio mi cagavo addosso perché la vedevo ed ero immediatamente attratta da lei. “E quindi cosa sono?” e ancora non lo so.


Io credo proprio che sia possibile, sì. Forse sei pansessuale, appunto, ma anche lì ci sono mille definizioni: c’è chi ama indipendentemente dal genere, oppure chi prova attrazione sessuale solo per la gente di cui è innamorato, e lì non mi definisce. Quindi è complicato, per questo io non mi definisco e penso che davvero puoi innamorarti di chiunque se sei mentalmente libero.


H: Grazie T. di aver condiviso la tua storia. Fattelo dire che hai avuto due palle così ad accettarla in questo modo, specialmente per il posto in cui viviamo... Un’altra persona forse non si sarebbe lasciata andare con così tanta tranquillità.


T: Io avevo paura, ma ero così innamorata che non potevo concepire di vederlo negativamente. Quindi se siete innamorati, lasciatevi essere innamorati e basta. Per me è stato l’amore più bello ed importante della mia vita.




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