• Alice Zanfardino

Non solo Karen: identikit dei nomi più stigmatizzati d'America

"Ti stai lamentando maleducatamente in un negozio cercando di ottenere qualcosa in più? Sei una Karen."



Nell'ultimo anno non solo in America ma in tutto il web si sono moltiplicati i meme d'odio verso il nome Karen, spesso accompagnati dalla frase tipo "Can I speak to the manager?".

Il nome Karen corrisponderebbe ad un soggetto specifico: una donna americana (boomer), ricca e abitante dei sobborghi altolocati, casalinga annoiata, presuntuosa e dalla lamentela facile.

Non è un caso infatti che il nome Karen fosse nella top 10 dei nomi scelti per le bambine nate negli USA durante gli anni Cinquanta e Sessanta, addirittura scelto come il terzo nome più popolare nel 1965.

La Karen tipo è l'incubo dei commessi, ai quali non lascia passare nulla e con i quali prova l'estremo piacere di lamentarsi per sciocchezze come una bustina di ketchup in più.

A dettare come sempre legge in questi casi è Urban Dictionary, dove la definizione del nome ormai popolarissimo non lascia via di scampo.

Ti stai lamentando maleducatamente in un negozio cercando di ottenere qualcosa in più? Sei una Karen.



Ma non ci sono solo Karen

Questi nomi vengono poi utilizzati quando una persona adotta un comportamento stereotipato.

Tra gli altri nomi che rispecchiano una tipologia troviamo anche:

- Chad: il classico maschio alfa bianco figlio di una buona famiglia, fissato con la palestra e che fa sempre quello che vuole

- Harold: signorotto sopra i sessant'anni che ahimè non capisce quasi mai nulla

- Kyle: ragazzino bianco, amante dei videogames e dei drink della Monster

- Becky: ragazza bianca che frequenta Starbucks, indossa gli Ugg e non ha alcuna opinione riguardo questioni razziali o sociali



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Nomi: questione di razza?

Viene sempre specificata la razza perché il nome scelto alla nascita in America ha una forte connotazione sociale.

Ci sono nomi tipicamente "bianchi" e nomi tipicamente "neri" che in molti casi solo leggendoli scritti su carta portano ad un giudizio affrettato senza avere alcuna idea di quale persona ci sia dall'altra parte.

Un grosso intralcio soprattutto quando si tratta di lavoro: secondo il National Bureau of Economic Research i candidati ad un'offerta lavorativa che si presentano con un nome da bianco inviano in media una decina di CV prima di avere una risposta, i candidati afroamericani invece devono inviarne almeno 15.

Si tratta di un bias cognitivo ovvero uno schema di deviazione del giudizio che si verifica in presenza di certi presupposti, secondo Wikipedia: " In psicologia indica una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all'evidenza, sviluppata sulla base dell'interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio".



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In Italia

Anche in Italia i nomi seguono alti e bassi nel corso del tempo, portando ad un divario tra Nord e Sud, dove si mantiene l’usanza di dare il nome dei nonni o dei parenti. A livello nazionale i più popolari negli ultimi due anni restano Leonardo, Francesco e Sofia.

E per gli stereotipi? Abbiamo anche noi le nostre Karen?

A parlarne da anni è Giulia Torelli (Giulia Torelli! Giulia Torelli!) sul suo blog, tutto è partito con la Gina. Poi è arrivata anche la Susanna, seguita dalla Ginevra e dall’Irene.




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