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Eliminare tutti i miei social è stata la migliore decisione che potessi mai prendere

Sin dalla creazione dei social media, abbiamo iniziato a valutare se avere un account su una di queste piattaforme fosse una buona idea o meno e l'impatto che quotidianamente hanno sulla nostra privacy e sulla salute mentale.



Quest'anno siamo stati tutti colpevoli di passare molto più tempo online. E con l'ultimo documentario originale di Netflix intitolato "The Social Dilemma", ci stiamo facendo queste domande ancora di più.


Il film si concentra sugli aspetti negativi delle principali piattaforme tecnologiche, presenta interviste con informatori della Silicon Valley che lavoravano per giganti come Google e Facebook. In molti modi, stanno suonando l'allarme sulle proprie creazioni. Un ex dirigente di Facebook, Tim Kendall, a cui è stato chiesto cosa lo preoccupava di più, ha detto: "Nell'orizzonte più a breve termine, sono preoccupato di più per la guerra civile".


Dopo il film, un po' ironicamente, i social media sono stati inondati di persone che affermavano di voler eliminare i loro account, con Facebook e Instagram tra i più frequentemente nominati.


"Tutti dovrebbero guardare il documentario The Social Dilemma su Netflix e poi apportare le modifiche necessarie", ha scritto un utente di Twitter. “Stasera ho cancellato Facebook e disattivato le notifiche da Twitter, Instagram e LinkedIn. È ora di riprendere il controllo delle nostre menti."


Nel bel mezzo del caos della vita attuale, oggi abbiamo deciso di parlare con F. per farci raccontare la sua storia di quando, come e perché si è eliminato da tutti i social media e che effetto ha avuto sulla sua vita.



H: Quando hai eliminato i tuoi social?


F: Ho iniziato per la prima volta nel 2017 quando ho cancellato Facebook. Dopodiché è diventato un rituale annuo dove periodicamente dovevo cancellarli. Sono sempre stato molto scettico a cancellare Instagram, infatti è stato l’ultimo che ho cancellato.


H: Come mai ha deciso di cancellare Facebook per primo?


F: Mi stava rompendo le palle. Anzi… c’è stata un evenienza abbastanza divertente. Per qualche ragione, non so se è successo a tutti, mi sono ritrovato una sera bevendo fuori con gli amici, tranquillo e sereno, e ricordo che per circa mezzora continuavo a ricevere questi messaggi da questo numero che a quanto pare era connesso sia con Instagram che con Facebook. Era una sorta di numero che mandava tutte le notifiche che mi arrivavano dai social per messaggio.


E dunque una sera ho deciso di rispondere ai messaggi perché c’era scritto ‘rispondi stop per fermare le notifiche’. Io ad un certo punto, preso dall’ubriachezza ho risposto ‘porco dio, STOP’. Successivamente sono passati un paio di giorni, non ho ricevuto più messaggi, ma in tutto ciò mi sono reso conto che avevo 50 notifiche su Facebook, il che mi sembrava alquanto strano perché era già da tre anni che non postavo nulla. Quindi controllo le notifiche, molto incuriosito da questo fatto, e scopro che il messaggio che avevo mandato da ubriaco al sistema di Facebook ha deciso di postare ‘Porco dio stop’ come il mio stato.. E quello era l’ultimo post che ho mai messo su internet.


E’ stata proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso e quel giorno ho deciso definitivamente di cancellarmi da Facebook. Ho anche imparato a rispondere cordialmente a tutti i messaggi che mi arrivano, anche se sono automatizzati.



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H: Però non sei mai stato uno che postava qualunque cosa, giusto?


F: No, infatti. Ho sempre avuto una relazione abbastanza difficile con i social network. Non voglio dire che non sono mai stato dipendente perché a modo mio continuavo ad entrarci, continuavo a controllarlo, a vedere gli stati dei miei amici, guardavo video di skateboard su Instagram che appunto era una delle mie grandi passioni ai tempi. E li guardavo costantemente. Ma non postavo. Sono sempre stato molto privato, anche i miei profili erano entrambi privati.



H: E come mai non sentivi mai questo bisogno di postare?


F: Non te lo so neanche spiegare sinceramente. Ti posso solamente dire che non mi piaceva avere la mia vita, o momenti della mia giornata, scansionati da Facebook o Instragram. Non volevo postare evenienze più importanti o gli highlight della mia giornata. Non mi interessava e non è mai stato qualcosa che volevo condividere con persone che non stessero al mio fianco giornalmente. Quindi niente, me li tenevo per i cazzi miei. Magari è la mia vita che non è tanto entusiasmante, non lo so. Però preferivo tenermeli per me stesso.


H: Come gestisci le tue giornate da quando ti sei eliminato dai social? Com’è la tua relazione con il tuo telefono?


F: Guarda, ti posso dire che è stata una grandissima cosa cancellarmi dai social. Soprattutto da Instagram. Nell’ultimo periodo che ce l’avevo mi sono reso conto che questa piattaforma mi scandiva la giornata. Fin dalla mattina quando mi svegliavo controllavo Instagram e periodicamente quando non avevo nulla da fare (o pensavo di non avere nulla da fare) mi prendevo una pausa ed ero sempre sui social. Non mi piaceva tanto, specialmente perché non stavo facendo niente di produttivo in tutto ciò, mi stava solo succhiando il tempo. E non li stavo neanche usando in buona maniera. Non postavo nulla… Della serie, era più un osservazione dall’esterno senza mai ritrovarmici.



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Da quando ho cancellato tutto ho iniziato ad usare il tempo molto più produttivamente. Soprattutto leggere notizie, controllare il mercato, insomma, utilizzare il mio telefono in maniera più produttiva. Da quando ho cancellato tutti i social, mi sono cancellato anche tutti i giochi che avevo nel telefono quindi al momento tutto ciò che uso sono due piattaforme per controllarmi la borsa, le e-mail e le notizie.


H: E non ti manca mai?


F: Mi manca, sì. Adesso poi in quarantena… A modo suo mi è mancato. Però ho trovato tanto altro da fare. Anche se fosse una serie TV, potevo cazzeggiare in altri modi in tanti altri fronti.


H: Cosa ne pensi di altre persone quando sono al telefono che guardano i social? Come ti sembra l’utilizzo dei social nelle altre persone?


F: Guarda, cerco di non avere pregiudizi su come le altre persone lo usano perché ci sono passato anche io alla fine. Ho avuto questa sorta di dipendenza, quindi non posso giudicare. C’è un appeal, è interessante, c’è un sacco di contenuti nuovi continuamente a tutte le ore. L’unica cosa che un pochino giudico è la dipendenza di voler mettersi in mostra sui social. Quella è una cosa che non ho mai concepito fin troppo. Capisco utilizzarlo, capisco postare una volta ogni tanto però non capisco come ci sia gente che resta costantemente di fronte al telefono e lascia influenzare la sua vita intorno all’utilizzo, a ciò che postano, a ciò che la gente dice di te sui commenti, quella è la parte negativa. È la parte da cui sono voluto scappare dai social. Anche se non lo sono mai stato, non sono mai voluto diventare una persona dipendente in tutto e per tutto che si mettesse in mostra sull’internet senza poi magari farlo mai in vita reale. Cioè se devi postare qualcosa, mi sembra che stai perdendo il momento quando prendi il tempo che fare un set-up di una foto. Togli la bellezza dal momento.



H: Come è stato rimanere in contatto e mantenere rapporti con i tuoi amici oltreoceano senza avere questo mezzo di comunicazione?


F: Fortunatamente anche la maggior parte dei miei amici non sono mai stati dipendenti dai social, quindi non ho mai avuto la necessità di contattarli così. Tuttora alcuni amici sono passati tanti anni dall’ultima volta che gli ho sentiti perché magari non ho mai avuto il loro numero di telefono e li sentivo solo via Messenger. Ma va bene così. Tanto quando ci si rivede, ci si rivede. Si può sempre trovare un modo di entrare in contatto con qualcuno attraverso qualche conoscenza. Quindi non mi ha penalizzato più di tanto sinceramente. Poi non sono mai stato uno per tante conversazioni attraverso il telefono, per me è difficile tenere le relazioni a distanza. Gli amici che sento a distanza, gli sento magari una volta al mese o anche due mesi.


H: Non ti senti mai come se stessi “missing out”, ovvero perdendo qualcosa senza i socia?


F: No, non penso. Perché allo stesso tempo non credo di avere tanto da offrire, nel senso di contenuti, da condividere con il mondo. E anche se lo avessi, non saprei come esprimerli via social.



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H: Come senti di utilizzare il tuo tempo ora?


F: Mi sento decisamente meglio. Non mi sento in colpa quando prendo il telefono in mano. Questo è un qualcosa che mi è stato donato dopo che ho cancellato tutto. Mi sono reso conto che si poteva usare il telefono per tante altre cose. Se ho una curiosità, se voglio scrivermi delle note, guardare le news, abbiamo accesso al mondo.


H: Studi mostrano come l'uso eccessivo di social media porti a depressione, ansia, confronto sociale... Quindi ha senso. Anche quando io stessa sto male, mi ritrovo a scrollare incessantemente i social.


F: Io sono stato fortunato perché ho sempre avuto un rifiuto totale, anche quando tutti si stavano iscrivendo su Facebook alle superiori. Un giorno i miei compagni di classe mi hanno convinto a scaricarlo, ma ho solo stretto qualche amicizia. Dopodiché non mi sono messo a crescere queste amicizie, o questo network virtuale. L’ho fermato là. Quindi anche quando ho iniziato a fare parte della comunità di Instagram, non ho iniziato a seguire le persone che conoscevo perché sinceramente non me ne fregava tanto di quello che stessero facendo. Mi interessava avere Instagram perché sapevo che avevo accesso ad un mondo di atleti e di contenuti che avevano a che fare con i miei interessi. Quello era l’unico motivo per cui lo utilizzavo.



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H: Però è innegabile, alcune industrie richiedono specificamente di avere una delle tante piattaforme digitali per esporre il tuo portfolio creativo.


F: Ci sono certe professioni che lo richiedono, per esempio, se sei un artista o un Art Director hai necessità per la tua crescita ed la tua ispirazione. La mia presenza digitale è ridotta esclusivamente ad un uso professionale su Linkedin. A me non serve, a certa gente sì. E’ essenziale. Devono entrarci dentro ed usarlo in una maniera efficiente, che deve essere molto difficile.


H: Per me, il problema con i social è che i gruppi sociali si espandono troppo. Cioè, quando incontri una persona, neanche la conosci da 10 minuti, e ti chiedono ‘come ti chiami su Instagram così ti aggiungo?‘. In quel momento poi ti senti in obbligo di dargli accesso a tutta la tua vita, anche se non li rivedrai mai più. E’ stranissimo come costruiamo questi rapporti digitali.



F: E’ vero, è un'arma a doppio taglio. Se lo utilizzi come dovrebbe essere utilizzato, ti stai esponendo. Possono essere i tuoi punti di vista politici, religiosi o semplicemente i tuoi stili di vita, qualsiasi cosa, diventi puro data nelle piattaforme e vieni controllato. Che siano datori di lavori o amici, una volta che lo rendi pubblico o anche pubblico a poche persone, in un modo o in un altro ti stai esponendo. Un clic, ed è fatta. Ogni volta che qualcuno mi chiede di fare amicizia su Instagram, devo addirittura giustificarmi perché non ho nessun account della serie: ‘sono un alieno, sono arrivato ieri sulla terra’.


H: Per finire.. che consiglio avresti per qualcuno che vorrebbe fare questo passo ed eliminarsi i social ma che forse ha troppa paura di "missing out" o di perdere parte della sua identità senza far parte di questo mondo digitale attorno?


Se fai parte di questa realtà, è difficile uscirne. Quindi dico in bocca al lupo, puoi provare a farlo ma… è difficile. Puoi provare a limitare il tempo di utilizzo. Ma per qualcuno che non ci è mai entrato tanto dentro come me, posso dire che staccarmi definitamente è stata veramente una buona scelta.



> Cos’è che ci fa così maledettamente paura del cambiamento?



H: Pensi che esisteranno altri ‘alieni’ come te senza social?


Crescendo e andando avanti secondo me si incorporeranno ancora di più di ora nelle nostre vite e non credo ci saranno tante persone che decideranno di non averli più. Spero che un giorno i social abbiano un po’ più di scopo e siano un po’ più genuini.


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