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Perché non riusciamo neanche ad andare d'accordo sul tempo

Il prossimo fine settimana rientra in gioco l'ora solare e bisogna nuovamente capire in quale direzione si dovrebbero spostare le lancette; e perché, con tutti i problemi che ci sono al mondo, bisogna aggiungerci anche l'impegno di cambiare manualmente tutti gli orologi analogici che abbiamo in casa?



Per chiarire, ci sono due cambi di ora all'anno: il primo è il cambio di ora legale, il secondo il cambio di ora solare. L'ora legale avviene durante l'ultimo fine settimana di marzo quando si va avanti di un'ora ed è un sistema che permette di sfruttare al meglio le ore di luce durante tutta la bella stagione, mentre nell'ora solare torniamo indietro di un'ora ovvero seguendo il ciclo originale del sole. (Sì, certo come no. Già non me lo ricordo più).


Fortunatamente oggi giorno tutti i nostri computer, smartphone e tablet si aggiornano da soli, ma non possiamo fare a meno che chiederci quanto sarà stato difficile far accettare a tutti la nuova legge del "Standard Time" quando la hanno implementata? Da dove origina tutta questa storia? E a chi gliene frega veramente qualcosa? Beh, con un po' di ricerca ho scoperto che, apparentemente, a tante persone gliene frega di questa cosa.



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Nell'antichità, avevamo un’altra concezione degli orari giornalieri basata sull’agricoltura ed il sorgere del sole. I contadini si alzavano inconsciamente più presto durante la primavera oppure un po’ più tardi all’inizio dell’autunno. L’impero romano addirittura considerava ora prima il momento che sorgeva il sole.



Il primo paese ad ufficialmente adottare un cambio di ora legale fu la Germania durante il periodo della prima guerra mondiale. Il motivo principale era per il potenziale di risparmio energetico durante il giorno (e di conseguenza quella del carbone). In seguito si agganciò anche l'Italia per la prima volta nel 1916, e poi il Regno Unito con il "British time", l'Austria, la Francia, la Russia e pure l'Australia. Immaginatevi di essere in mezzo ad una guerra mondiale, e di dover spiegare ai vostri cittadini per la prima volta perché devono cambiare i loro orologi?


Nonostante ciò, l'entusiasmo iniziale fu di breve durata nella maggior parte dei paesi. La Germania smise di usare l'ora legale nel 1919 e l'Austria nel 1921, mentre il Regno Unito, l'Irlanda e città come Parigi continuarono a regolare i loro orologi avanti e indietro.


I francesi avevano sentimenti contrastanti sull'ora legale: alla popolazione rurale non piaceva e se ne sbarazzò nel 1920, ma Parigi e altre grandi città la preferivano ancora. Nel 1923, il governo francese decise che non ci sarebbero stati cambi dell'orologio, ma l'orario di lavoro sarebbe iniziato e terminato 30 minuti prima tra il 28 aprile e il 3 novembre. Parigi, tuttavia, mantenne il cambio stagionale dell'ora.



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L'economia ha sempre avuto un ruolo nella politica dell'ora legale. Negli ultimi 50 anni, l'ora legale negli Stati Uniti è passata da sei mesi a sette mesi fino ad ora otto mesi in parte perché diverse industrie sono state grandi sostenitori. A metà degli anni '80, per esempio, l'industria del golf stimava che un mese in più di orario legale valesse dai $200 a $400 milioni. Ci sono alcuni stati come Hawaii, Alaska, il Puerto Rico e parti dell'Arizona che ancora non aderiscono alla legge dell'orario uniforme del 1966.


L'Unione Europea decise di mettere in atto un cambio di ora solare uniforme a tutti gli stati europei solo nel 1996, così per sincronizzare e garantire scostamenti temporali costantemente stabili in tutto il mercato unico.


Vi ricordate l’anno scorso, prima, quando i governi del mondo non avevano un cazzo di meglio da fare ma che ritornare a discutere l’etica di un orario legale globale? Ecco, nel 2019 il parlamento Europeo ha di seguito approvato l'abolizione dell'obbligo per i vari Paesi membri di passare da un'ora all'altra due volte all'anno. Entro aprile 2021, ogni stato doveva essere quindi chiamato a decidere se adottare per sempre l'ora legale o quella solare.



Ora, con tutti i problemi nel mondo che ci sono dal Coronavirus non credo che avranno il tempo di discuterne quest'anno. E forse, come tutti le altre discussioni globali che abbiamo, partendo dalla povertà, le malattie ed problemi ambientali, il tempo continuerà ad essere un altro punto fondamentale su quale non riusciamo ad andare d'accordo.


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