• Alice Zanfardino

Quando abbiamo smesso di incontrarci?

Le relazioni sociali non sono più le stesse di prima. L'avvento dell'internet e dei telefoni ha cambiato come ci relazioniamo con gli altri. Siamo davvero così disconnessi o stiamo solo evolvendo con la tecnologia?



Il modo di incontrarci e tessere relazioni è cambiato moltissimo negli ultimi anni.

Le nuove generazioni non hanno mai conosciuto un mondo senza internet e soprattutto senza social, quelle poco precedenti un mondo senza cellulare. A cosa andranno incontro le prossime?


Quando è successo che l’incontro, la realtà, i dialoghi orali sono passati in secondo piano rispetto ai messaggi, gli spazi virtuali e le chiamate? Quando i social hanno preso il sopravvento facendoci dimenticare i rapporti in carne ed ossa? Momento, momento, momento. Quante domande!


Ora facciamo un grande respiro: non vogliamo essere troppo drammatici, per fortuna gli incontri esistono ancora, ma lo si fa in maniera diversa e molte volte documentando tutto con il nostro fedele smartphone.

I tempi sono cambiati già da parecchio, il telefono stesso ha mutato la funzione che aveva in principio: oggi sono in pochi a rispondere al telefono, si preferisce fare un largo uso di messaggi vocali, o se proprio lo si deve fare si fa una video chiamata.



Il telefono


Ne parla Alexis Madrigal in un articolo su The Atlantic, spiegando che in poco più di un secolo le nostre abitudini riguardo questo apparecchio e l’uso che ne facciamo si sono evolute.

Prima rispondere al telefono era una sorpresa, non rispondere maleducato. Oggi non solo possiamo ignorare le chiamate a scelta, ma esiste la funzione di deviazione automatica, la lista nera. Perché non parliamo più al telefono?

Abbiamo cambiato i nostri comportamenti, imparato a comunicare in modo diverso e anche ad incontrarci. Utilizziamo la comunicazione interattiva, che regna sui social, tra emoji, GIF e video.


Preferiamo tante piccole notifiche che una suoneria prolungata per un solo momento.

Ma forse questa preferenza di comunicazione è legata all'ascolto.


Abbiamo smesso di ascoltare?


Siamo bombardati ogni giorno da una miriade di informazioni, più o meno utili, non possiamo prestare attenzione a tutte, per questo il nostro cervello ha sviluppato dei meccanismi di difesa.


"Purtroppo - spiega la dottoressa Gorini in un articolo su La Stampa - i social ci stanno portando a ridurre emozioni e riflessioni a poche parole se non addirittura a simboli (emoticon) che inaridiscono e impoveriscono non solo la produttività scritta, ma anche i vissuti e le rielaborazioni interiori. Consci di questo, dovremmo spingere più che mai i giovani, e forse anche noi stessi, a scrivere diari e riflessioni personali molto più frequentemente di quanto siamo soliti fare".



> Perché con gli anni e la distanza perdiamo le amicizie del passato



Incontrarsi ai tempi dei social


L’evoluzione del concetto di incontro deriva da un cambiamento sociale ben più radicale.

Forse la domanda giusta è: abbiamo davvero smesso di incontrarci o continuiamo a farlo ma in modo diverso?

I social come ogni evoluzione comunicativa non vanno demonizzati ma presi per quello che sono e magari elogiati per quelle piccole migliorie che hanno portato nella nostra vita quotidiana, aiutandoci e sgravando alcuni problemi che erano una bella rottura.

Per esempio l’utilizzo di Skype o Google Meet per fare un colloquio di lavoro risparmia una grande quantità di tempo per entrambe le parti e permette di svolgerlo in qualsiasi luogo, basta avere una connessione internet.

Così come le amicizie e i rapporti a distanza hanno trovato un grande aiuto nei social che facilitano la comunicazione.

I social non sono altro che un’evoluzione delle reti di relazione, che sono sempre esistite.


Il 2020 ha registrato una crescita esponenziale dell’utilizzo dei social e dei provider per le videocall: i mesi di lockdown e l’esigenza di comunicare e di vedersi, anche solo attraverso uno schermo, si sono incanalati nello scaricare nuove app di cui prima ignoravamo l’esistenza.


Zoom sta ancora gongolando: tra febbraio e aprile ha aumentato i ricavi del 169% rispetto al 2019!


C’è stato un incremento del loro uso e una progressiva diffusione a più fasce d’età, ma la morale è sempre la stessa. Capire dove i social e le app sono un’interessante aiuto e ci permettono di ottimizzare (cosa? Il tempo, è sempre il tempo quello che ci manca) e dove invece vanno a creare disturbo e sarebbe meglio incontrarsi di persona, davanti ad un caffè. Perché quel tipo di scambio reale resta insostituibile, il rischio infatti è quello che qualcuno chiama la disumanizzazione.


Abbiamo davvero smesso di incontrarci?


I social però in tanti casi hanno stimolato l’incontro e la conoscenza di altre persone, aiutano i più timidi ad uscire dal loro guscio o diventano un prezioso alleato per chi si trasferisce in una città nuova.

Basti pensare agli instameet, nati su Instagram, che non solo permettono di visitare luoghi nuovi guidati dai local, ma di conoscere e incontrare persone. O alle piattaforme di meetup, dove ci si ritrova tra appassionati a fare sport o a seguire attività in compagnia.

O alle occasioni aziendali che una volta erano chiuse e con una lista serrata di inviti mentre ora sono aperte ad un numero più elevato di utenti (per fare pubblicità e accrescere visibilità) e seguendo l’evento online in parte ci si sente presenti pur non essendolo.

O ancora alle app di incontri, come Tinder, che permettono di soddisfare diversi livelli di relazione e intimità e oltre alla botta e via, qualcuno ci trova pure l’anima gemella.


Siamo noi ad essere umanamente cambiati, oltre alle regole del gioco alle quali ci stiamo adeguando.

Non abbiamo smesso di incontrarci, lo facciamo solo in modo differente.



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