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Relapses: racconto di una relaziona tossica

''Ero da anni innamorata di uomo che sapevo che non avrei mai potuto vedere, che non avrei mai potuto toccare, che non avrei mai potuto coccolare e dell’odore che non avrei mai potuto annusare.''


Avevo 13 anni e non sapevo ancora cosa fosse l'amore. Fin dalla mia infanzia ero stata accompagnata dall’assenza di amore piuttosto che dal contrario. Non sapevo se mia madre mi amasse e mio padre mi amava ma non lo dimostrava, e dato non era in grado di mostrarlo pensavo che non mi amasse nemmeno lui. Ve l’ho detto, avevo 13 anni.

Un giorno un mio amico mi disse che voleva presentarmi una persona, un tipo per bene, che sapeva prendersi cura delle persone che amava. E questo pensiero mi conquistò all'istante, volevo conoscere questo ragazzo.


Mi batteva il cuore all’idea di incontrare qualcuno che sapesse dare e dimostrare amore.

Creò un gruppo whataspp e dopo averci messo dentro entrambi, il mio amico uscì. Eravamo rimasti soli io e lui, il ragazzo misterioso. Da subito li dissi che quella sarebbe stata la prima volta per me, la prima volta che avrei avuto una relazione di tipo sentimentale con qualcuno.

Tutto si evolse molto velocemente, e all’improvviso mi ritrovai nel mezzo di una relazione assurda, insensata. Assurda perché nemmeno conoscevo la persona che avevo davanti, non l’avevo mai incontrato di persona. E non l’avrei mai incontrato. Come facevo a saperlo?

Passavano i giorni, lui mi mostrava interesse e io mi innamoravo sempre di più. Lo amavo, lo amavo tantissimo, ma lui non mi voleva incontrare.


> Cosa mi hanno insegnato le relazioni a distanza sull'amore


Mi faceva stare male, mi dava delle spiegazioni ma io non gli credevo. Diceva di avere una malattia e che per questo non potevamo parlare al telefono. Nemmeno sapevo come fosse la sua voce. Mi ritrovavo costantemente a pensare a cosa stessi facendo, in che situazione mi fossi infilata.


Per una bambina di 13 anni questo era un gioco molto divertente ma anche molto complicato. Ero dentro ad un gioco tossico.

I giorni continuavano a passare, il tempo a scorrere, e io ardevo per un uomo che nemmeno conoscevo. L’unica cosa a tenermi in vita era la speranza di poterlo incontrare un giorno. E questo uomo mi mandava i fiori a casa, regali… e solo l’idea che lui avesse potuto anche solo sfiorare uno di quegli oggetti mi faceva volare.

Arrivai a 18 anni, e ancora non ci eravamo incontrati, e ormai era da tanto che sapevo che non sarebbe mai arrivato quel giorno. Ero da anni innamorata di uomo che sapevo che non avrei mai potuto vedere, che non avrei mai potuto toccare, che non avrei mai potuto coccolare e dell’odore che non avrei mai potuto annusare.


Ero innamorata di un cervello più che di una persona. Questo era il fattore che mi colpiva di più, non potevo fare a meno di pensare continuamente cosa sarebbe successo se un giorno lo avessi visto, o se avrei potuto continuare ad amarlo così tanto anche senza mai incontrarlo. In più, questo fatto mi faceva rendere conto di quanto l’amore fosse scollegato da tutto, contava solo ciò che gli essere umani possono portare alla luce.

E poi non è successo niente. La relazione non andò da nessuna parte, non raggiunse nessun punto di sviluppo. Non lo incontrai mai e non sentì mai la sua voce. All’improvviso finì e basta, da un girono all’altro.

Quest’esperienza mi fece imparare così tanto sull’amore. E questo mi è bastato, era abbastanza.


> Vai a scoprire la nostra sezione ''sesso e relazioni'' per confrontarti, svelare dubbi, e spesso farti anche una risata.


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