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Riflessioni sulla pandemia: cosa ci rimane del divertimento?

Sette mesi dopo l’invasione del COVID nel mondo, mi rendo conto che ho completamente perso traccia del tempo e dell’idea di cosa è, ed era, "divertente".



Nelle prime settimane della pandemia, se non eri malato, se la tua famiglia non era malata, se eri marginalmente ma non essenzialmente impiegato, se eri fortunato, potevi passare la giornata saltellando dall'adrenalina del panico alla relativa sicurezza della tua casa. Tutte le routine erano state interrotte - le scuole e gli uffici erano chiusi, i supermercati erano campi minati, la carta igienica era una rarità - e tutto era terribile, ma almeno la paura era una novità. Ora niente è nuovo - anche le notizie non sono nuove, tanto quanto stanno aumentando le variazioni sullo stesso set di temi macabri. Essere fortunati, ora, significa passare tutti i giorni come tutti gli altri giorni: la monotonia.


Siamo ormai alla fine di ottobre. Una forma di vita si è ripresa e il panico sospeso si è trasmutato in un malessere prolungato. E con le ultime restrizioni, arrivano nuove vampate di malessere dimostrate in proteste nazionali.


Il mondo non è un gioco ed una pandemia globale non è divertente, ma all'inizio c'era un brivido perverso nell'imparare ad adattarsi: in questo supermercato puoi ancora trovare la pasta; questa bodega ha ancora disinfettanti per le mani; ecco la mia ricetta per la schiacciata; ci sentiamo su HouseParty dopo cena?


Ma ora che sappiamo tutto questo, non c’è più l’adrenalina di una volta. E questo mi ha portato a riflettere, cosa consideravo veramente “divertente” prima?



La prima cosa che mi viene in mente sono ballare in una discoteca, i festival di arte, scoprire nuovi locali nelle mie vicinanze, le estati passate a viaggiare il mondo, le serate al bar con gli amici tutti abbracciati… Ma a parte queste attività ormai inesistenti, cos’altro si faceva di bello e di divertente con le nostre vite?


La mia esperienza di pandemia, specialmente nella prima ondata di quarantena, è stata piena di piacevoli attività a bassa eccitazione che una volta avrei considerato divertenti. Dopo che l'hotel dove lavoravo è stato costretto a chiudere, ho ritrovato la gioia e la lussuria del tempo che prima mi sembrava di non avere mai, le poche ore che avevo libera ero sempre troppo distrutta dal resto della settimana di lavoro. Quindi, all'inizio della pandemia mi sono messa a preparare torte, pane, zuppe, leggevo libri, guardavo serie tv, ho iniziato un magazine con la mia migliore amica dall'altra parte del mondo...




Ma allo stesso tempo ho cominciato a rendermi conto che la “pausa” iniziata a marzo era in realtà la mia vita.


Travis Tae Oh, professore che negli ultimi cinque anni ha studiato il “divertimento” allo scopo del marketing, racconta che “Quando le persone si divertono davvero, viene da una sorta di esperienza edonicamente coinvolgente che è anche, in un certo senso, liberatoria".


Il divertimento, sottolinea, è uno spettro. Per l'esperienza massima di 10/10, tuttavia, devi essere sia totalmente assorbito dal piacere di ciò che stai facendo, sia "liberato da una sorta di precedente restrizione psicologica" - di solito un obbligo sociale o la tua autodisciplina.


Allora, già è difficile essere 10/10 assorbiti da qualcosa, anche quando non c'è una pandemia e non sei perennemente interrotto da un flusso costante di avvisi di notizie apocalittiche. Ma può essere più facile perdersi se stai facendo qualcosa di nuovo.



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"Quando fai qualcosa per la prima volta, o qualcosa di leggermente diverso da quello che facevi, tendi ad essere più coinvolto", racconta il Professore Oh. La sensazione di essere in contatto con altre persone ha un effetto simile; altre persone ti scuotono dalla prigione che sei tu. È la differenza tra guardare un film da soli e guardare un film con un gruppo di amici.


La situazione attuale non ha niente a che fare con questi due elementi necessari per il 10/10 divertimento. Niente è convenientemente nuovo, niente è facilmente sociale e molto poco è spontaneo, che è un altro fattore nella teoria del divertimento di Oh. Tutti i soliti focolai di casualità - feste, bar, trasporti pubblici - sono limitati, se esistono.


Non so quali siano i miei comportamenti normali a questo punto, ma sono abbastanza sicura di non esserne libera. Negli ultimi mesi, qualunque limite avessi avuto è crollato. Il mio ufficio è il mio divano, i miei fine settimana sono giorni feriali ed ogni giorno arriva l’aperitivo puntuale delle 18:00.


La soluzione ovvia a questo problema sarebbe imporre una sorta di struttura spaziale e temporale alla mia vita.



Lo spazio, che lo abbia o meno, è uno dei tanti modi in cui la pandemia ha esacerbato le divisioni di classe esistenti. Le famiglie che hanno più case, o case più grandi, hanno spazio per avere una stanza dei giochi, per avere una sala cinematografica, per avere camere da letto diverse per ogni bambino e posti dove possono svolgere i compiti. Le persone che non hanno quello spazio vivono una sopra l'altra, perché un effetto del distanziamento sociale è che, sebbene siamo in gran parte separati da chiunque non viviamo, raramente otteniamo una pausa dalle persone che siamo.


Ma avere spazio e tempo non basta. Ora anche creare le condizioni per un potenziale divertimento richiede disciplina interna. Sei responsabile del mantenimento della santità del tuo angolo di vita. Dovresti separare il tuo spazio di lavoro dallo spazio della tua vita, se non effettivamente almeno emotivamente. Dovresti decidere da solo che è ora di chiudere la tua email e fare un tour virtuale di qualche galleria d'arte.



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Fino a metà marzo non mi ero resa conto di quanto di quello che facevo fosse possibile perché avevo la libertà e le risorse per uscire di casa. Avrei detto che non facevo molto a parte lavorare, ma in realtà stavo facendo cose tutto il tempo.


Il tempo libero non è la stessa cosa del divertimento, ma può essere una specie di navicella per il divertimento. Parte della gioia di essere in vacanza è che è un'opportunità socialmente autorizzata per abbandonare temporaneamente la tua vita reale. Questa è anche la gioia di andare al ristorante (su scala molto più piccola)... Non posso attestarlo personalmente, ma questa potrebbe anche essere la gioia del golf.


Il problema con la mia vita priva di divertimento non è la mancanza di attività apparentemente divertenti. La capacità di “divertirsi” non è subordinata all'accesso a istituzioni adiacenti al divertimento, che hanno ed escludono tutti i tipi di persone che tuttavia, per secoli, sono riuscite a divertirsi. L'industria del tempo libero (hotel, ristoranti, parco giochi...) come la conosciamo potrebbe crollare per sempre; ed il divertimento continuerebbe ad esistere.


È divertente fare passeggiate, vedere gli amici su delle panchine all'aperto, guardare film in streaming, preparare taralli fatti in casa; forse quella che non è più divertente sono io. Ciò che una volta era "nuovo" e "spontaneo" è ora un esercizio di pianificazione: dov'è un parco equidistante dalla casa del mio amico dove possiamo fare un picnic? Dov'è un bar carino senza sovrappopolazione disumana? Pioverà? - e lo sforzo di Zoom Game Night è più di quanto posso dare (l'unica volta che ci ho provato davvero con il Zoom Game Night abbiamo avuto problemi acustici, di video e di compagnia presente, ovvero, i non-invitati genitori e fratellino del mio amico che si sono uniti alla serata, e noi 45 minuti bloccati così senza scuse a giocare). Invece di una liberazione, il divertimento è ancora un altro obbligo.


Però siamo fortunati, in qualche modo ci dobbiamo credere.. Abbiamo un momento di pausa. Abbiamo un momento per riconcettualizzare cosa può essere divertente. Forse ne usciremo più lenti e meno orientati al compito; certamente, non ho trascorso nessun altro periodo della mia vita così in sintonia con le minuzie del tempo. In alternativa, riprenderemo come eravamo. E' difficile immaginare come sarà il mondo quando tutto questo sarà finito e più difficile prevedere come ci sentiremo: la consapevolezza che un momento è storico non è la stessa del sapere se e come finirà.



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Se c'è qualcosa da imparare dalla storia, è rassicurante: ci sarà di nuovo il divertimento perché c'è sempre stato. Penso che faccia parte dell'essere umano. Mi sono sentita meno come me stessa, anzi meno umana, senza il divertimento. Ma va bene: le condizioni attuali sono ed erano terribili. Siamo pronti per fallire. Ma il divertimento trova un modo, lo ha sempre fatto. Il suo ritorno avverrà.



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