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Se vogliamo relazioni amorose sane dobbiamo ripensare l’idea di amore.

Se siete convinti di essere incapaci di amare o di essere amati, o che sia meglio restare soli perché una relazione vi soffocherebbe, questo articolo fa per voi.


di Antonella Succurro



La persona che ti interessa continua a chiederti di vedervi ma dice di non volere niente di serio? Ti scriveva tutti i giorni e all’improvviso ha smesso ti risponderti però ti lascia mi piace e cuoricini? Ti scrive solo quando ha voglia e quando scrivi tu ha sempre altro da fare? Ti scrive che vuole vederti ma questo giorno sembra non arrivare mai? Sei nel posto giusto.


Quante volte sei stata/o a fissare online su WhatsApp senza ricevere nessun messaggio, a fare teorie e immaginare eventuali possibili impedimenti, a parlare con amici ore per decifrare i messaggi, le parole, i comportamenti di un’altra persona, per capire se c’è interesse per voi oppure no? Quante frustrazioni e interminabili riflessioni, fissando il soffitto della vostra camera, per cercare di capire cosa ci fosse di sbagliato in voi, e poi finire ad autoconvincervi che quelli sbagliati erano gli altri? No, non sei l’unica/o a cui è capitato di trovarsi in una situazione del genere.



Il punto è che pensiamo individuale quello che è invece un problema collettivo.


Gli esseri umani passano gran parte delle loro giornate a pensare, chiacchierare, analizzare le loro esperienze amorose: “cosa faccio, la chiamo?”, “mi ha detto che non cerca niente di serio”, “mi ha mollato al telefono”, “è andata a letto con un altro”, “il tipo di ieri mi ha chiesto di uscire”, “io sono innamorato di lei ma…”, si potrebbe andare avanti all’infinito. Ci interroghiamo ma non riusciamo mai a capirci niente. L’amore è una di quelle cose il cui significato e funzionamento sembra sfuggirci. Ogni volta che una relazione va bene ci sembra di aver capito tutto, ci sentiamo degli dèi, poi quando finisce ci lascia schiacciati a terra come un qualsiasi verme invisibile e di nuovo, il buio. La nostra società ancora considera normale soltanto un amore monogamico ed eterosessuale e che le cose dell’amore debbano seguire una determinata linea: conoscersi, uscire, innamorarsi, fidanzarsi, avere una relazione stabile e duratura. Il problema è che quando questo non succede ci chiediamo cosa ci sia di sbagliato in noi, mettendo in discussione tutto il nostro essere ma senza mai mettere in discussione l’idea che abbiamo dell’amore, a livello collettivo.



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L’idea di amore a cui veniamo socializzati è antiquata ed irreale, e causa risposte differenti che possono indurci a pensare che l’amore sia una stupidaggine adolescenziale o un ideale irraggiungibile. SPOILER: non si tratta di nessuna delle due cose. Le idee, i sentimenti, le emozioni sono sì parte del sistema fisiologico umano ma sono altrettanto frutto della razionalizzazione umana. Quello che noi sentiamo a livello biologico non è solo umano, anche gli animali provano felicità, rabbia, tristezza ma noi esseri umani concettualizziamo queste sensazioni sotto forma di idee, attribuendogli nomi e significati e inserendole in schemi di pensiero. I sentimenti sono socialmente e culturalmente costruiti, cambiando da un momento storico all’altro, da un contesto culturale all’altro. Infatti, l’idea di amore per come noi oggi la concepiamo è nata recentemente.


“Questa forma di amare si è affermata con i trovatori provenzali nel XI secolo, anche se comunque nell’antichità greca esiste l’amor fogoso (rappresentato dall’amore tra Hera e Zeus) basato su sentimenti di esclusività, possessività e dal desiderio di eternità e fedeltà. Nel Medioevo si impone l’eterosessualità nella cultura amorosa, che va mitizzandosi attraverso la poesia dell’amore cortese fino ad arrivare al Romanticismo.”


Questo ideale di amore perfetto e puro trova poi il suo apice nella religione cattolica con il matrimonio d’amore. Il matrimonio, infatti, era sempre stato un contratto tra famiglie, guidato da interessi economici e sociali. E no, non parlo solo di nobili e aristocratici, dare in moglie la propria figlia pagando una dote (in denaro o terreni, attrezzi, status sociale) al futuro marito ha un significato non indifferente. Il cattolicesimo ha avvicinato la relazione tra esseri umani a quella tra umani e dio, allontanandola dalla corporeità e rendendola un concetto astratto, tendente ad una perfezione a cui non potrà mai arrivare. Ha inoltre imposto un controllo sulla sessualità, considerando peccato qualsiasi atto sessuale che si discostasse dal normale rapporto tra coniugi con fine procreativo. La religione non è la sola istituzione che si è prodigata al controllo sociale attraverso l’amore, ma collabora con la legge, l’economia, l’educazione. Bourdieu si chiede:


“L’amore è un’eccezione, la sola, anche se di prima grandezza, alla legge del dominio maschile, una messa tra parentesi della violenza simbolica, o la forma suprema, perché la più sottile, la più invisibile, di tale violenza?"

Io dico che questo amore non può essere eccezione al dominio maschile, perché è frutto di una società che ha visto per moltissimo tempo in posizioni di potere solamente uomini, che hanno reso universale il loro punto di vista. L’ideale propinato nelle favole, romanzi rosa, film e serie tv italiane, dalla chiesa e dalla legge vede l’amore come un unione di opposti, di due parti che si necessitano per essere completi.


Questo amore si basa su stereotipi e ruoli di genere di un sistema dualistico: uomo/donna, forte/debole, fuori/dentro che inneggia ad una parità ed uguaglianza che è praticamente impossibile. Le donne, relegate al ruolo di madri e mogli, di cura degli altri e della casa sono sempre state poste in una condizione di inferiorità e di dipendenza innanzitutto economica, ma anche affettiva del marito.



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Per una persona che valuta sé stessa sulla base di ciò di cui può privarsi per darlo agli altri e della gratitudine ricevuta, in una società che svaluta gli affetti e idolatra il denaro, è molto difficile avere coscienza e sicurezza di sé. Questo è esattamente il tipo di amore tossico che causa sofferenza, perché ci impedisce di vedere l’altro/a per quello che è realmente, proiettando sull’altra persona aspettative irrealizzabili. Queste relazioni fanno leva su altri sentimenti a cui è legato l’amore: la paura e l’attaccamento. Tutti gli esseri umani hanno paura, paura di morire, ma anche di vivere e perdere le persone care rimanendo soli, si sviluppa perciò un sentimento di attaccamento che se ha origine nella mancanza di amore e fiducia per sé stessi può scatenare gelosia, possessività, ossessione e quindi violenza.


La lotta femminista è stata determinante nella decostruzione di paradigmi e ruoli sociali legati alla sessualità e alla relazioni amorose dettati dall’ideale romantico. Il controllo sulle nascite, il divorzio, l’istruzione ed il lavoro hanno permesso alle donne di uscire dalla spirale di dipendenza maschile. L’allontanamento dalle istituzioni pubbliche quali famiglia, religione e scuola hanno determinato la nascita di nuove idee, modelli e schemi di pensiero riguardo a relazione, sessualità e individualità. Porsi in opposizione ai valori tradizionali senza però indagarli, può generare una sorta di malessere nei confronti dell’amore. Se pensata in termini di ideale romantico, una relazione rimane legata a concetti quali esclusività e compromesso che vengono sentiti come uno ostacolo alla libertà personale. Bauman parla di amore liquido: diviso tra desiderio di emozioni e paura del legame, tra il bisogno di sicurezza e la necessità di libertà. La globalizzazione apre infinite possibilità e alternative che rendono complessa e difficile la scelta, ma anche non voluta: perché scegliere uno se si può avere la moltitudine? Marcuse aveva già analizzato criticamente la società contemporanea: composta non da una collettività, bensì da un insieme di individui singoli in competizione l’uno con l’altro, orientata alla produzione e al consumo della merce, dove l’accumulazione rappresenta il valore supremo, mentre l’eros lentamente muore.


Prendete Bauman, Marcuse e l'internet: miriadi di possibilità e connessioni dove la relazione con l’altro può ridursi a un’altra esperienza da collezionare nel bagaglio personale. Accumulare storie passeggere per non sentire il peso di un legame non è figo, ma inaridisce la capacità umana di condividere la propria vita con gli altri. Perché c’è differenza tra essere sessualmente liberi avendo rapporti piacevoli e correre via da un letto ad un altro perché “ti va di rivederci?” pare il tentativo da parte dell’altro di metterti in gabbia. La liberazione sessuale non accompagnata dalla emancipazione dell’amore da etichette, pregiudizi, stereotipi, valori e ideali non equivale a libertà sessuale. L’amore è stato diviso in amore romantico e sesso, legato agli opposti spirito/corpo, puro/peccato, donna/uomo ma la sessualità è parte integrante della una relazione amorosa e la sua assenza deve essere una scelta personale non un condizionamento sociale.



L’amore non nasce da un colpo di fulmine, né è un predestinato incontro tra due. L’amore per l’altro nasce dall’amor proprio. Soltanto dopo aver sperimentato, conosciuto e vissuto sé stessi avendo imparato ad amarsi per ciò che si è, si può amare ed essere amati, ognuno a suo modo. Non è un bisogno né un dovere, ma è un sentimento spontaneo che sorge dal desiderio, dall’amicizia, dall’affettività e dall’intimità, e determina passione, sessualità, la attenzioni, impegno e compromesso.



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Il modello di amore romantico è diventato dominante, è stato normalizzato, ma non è il solo amore possibile, anzi. Ogni essere umano è unico, perciò ogni incontro con un altro è logicamente unico. Pensiamo all’amore come questa forza universale il cui significato e funzionamento siano impossibile da afferrare ma il vero motivo per cui non riusciamo a farlo è che è impossibile farlo a livello razionale.


Mettere etichette, regole, incasellare, porre in categorie, individuare schemi, non funziona: le persone non vivono, non pensano, non sentono tutte allo stesso modo, perciò non possono amare tutte allo stesso modo. Pretendere che sia così è un po’ da ingenui e ottusi. Se si potesse definire l’amore lo definirei come un atto creativo: creare uno spazio di incontro tra due o più persone, non importa il loro sesso, il loro credo, il colore della pelle, la loro provenienza geografica.


Avere una relazione con qualcuno non è mai la valle fiorita dove scorrazzare leggeri con gli occhiali rosa a forma di cuore, l’altro non può essere perfetto, semplicemente perché la nostra stessa idea di perfezione cambia continuamente. Amando sé stessi si può amare l’altro vedendolo per ciò che è, nella strabiliante bellezza della sua unicità. Amare significa crescere insieme e l’unico modo possibile è attraverso il dialogo. La comunicazione è l’unico segreto per una relazione sana, con sé stessi e con gli altri.


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