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Sono senza radici o sono libera?

‘Ma da dove vieni veramente?’ è la domanda che automaticamente mi mette in ansia ogni volta che me lo chiedono. Come tanti altri "third culture kids" panico, chiedendomi se la domanda si riferisca alla mia nazionalità, a dove sono nata, a dove vivo adesso o a dove vivono i miei genitori e la mia famiglia.


Il termine Third Culture Kids (TCK), coniato da sociologi americani Ruth Hill Useem e John Useem negli anni 50, identifica un bambino che ha trascorso una parte significativa dei suoi anni formativi al di fuori della cultura dei suoi genitori. Le persone che si fanno parte di questa categoria hanno la tendenza di mescolare e fondere la loro cultura di nascita con la cultura da loro adottata creandone un altro strato a sé stante, ovvero: la terza cultura.


> “Non sono razzista, ma…”


A seconda della persona e della situazione, avrò risposte diverse a quella temuta domanda. A volte racconterò piccole bugie e cambierò la mia storia man mano che procedo, come molti altri TCK. A volte cercherò la risposta rapida: Italia e America. Altre volte proverò a raccontare la storia intera: i miei genitori sono nati negli Stati Uniti e hanno vissuto in Italia per oltre 40 anni, i miei nonni però sono Calabresi e Napoletani che sono scappati dalla guerra negli anni '30 per andare in Canada, io sono nata e cresciuta a Firenze parlando sempre italiano tranne quando ero a casa, poi a 14 anni mi sono trasferita a Miami.


Ogni volta che mi fanno questa domanda, mi sento come se dovessi spiegarmi, provare le mie origini e per questo motivo mi ritrovo spesso a omettere parti della mia storia per rendere la mia identità più digeribile alle altre persone.


Vivere in questo modo a volte può sembrare liberatorio: mi sento come se stessi indossando diverse maschere e sia costantemente in grado di reinventarmi. Ma questo presenta anche un dilemma: chi sono veramente? Quale di queste maschere è la vera me? Dove appartengo?


>Mi sono innamorata di una persona del mio stesso sesso, ma no, non sono gay.


‘Allora dov'è casa per te?’


L'identità è legata a un senso di appartenenza, di solito attraverso legami familiari o profonde connessioni emotive. La casa suggerisce un luogo emotivo - un posto a cui appartieni veramente, ma io, come molti altri TCK, non mi sento mai a casa da nessuna parte. A volte mi sembra di essere in un limbo. Sono uno strano mix di non-so-cosa, e a volte mi sento come se non trovassi mai quel posto dove appartengo al 100%. Mi sento felice di aver avuto il privilegio di sperimentare così tante culture.


Anche se sono bilingue, mi sento sempre dire una varietà di opinioni diverse tipo: 'quando parli inglese hai una cadenza strana' oppure 'oddio si sente un sacco che sei americana', addirittura sento anche spesso che il mio accento sembra francesino in entrambe lingue. Boh.


Indipendentemente da quanti dettagli rivelo della mia identità culturale, la maggior parte delle persone non capiscono e non fanno neanche troppo sforzo per capire.


L'Italia e gli Stati Uniti sono entrambi paesi in cui ho una famiglia e sono luoghi che visito ogni anno, luoghi a cui penso con nostalgia. Ma quando sono effettivamente lì, mi sento fuori posto, come un estranea.



> Quando abbiamo smesso di incontrarci?


La mia storia non è neanche tanto complicata quanto quella di alcuni miei amici. Le cose sono cambiate notevolmente dai giorni in cui gli Useem definirono il termine TCK. Le comunità e le culture di tutto il mondo si stanno mescolando sempre di più e l'esperienza dei TKC è diventata ancora più complessa.


A volte mi risento del fatto di dover dare risposte complicate a domande apparentemente semplici. Altre volte sembra piuttosto banale: mentre guardo mio nipote crescere sono consapevole che anche lui un giorno dovrà preparasi a gettare le basi della sua identità tra più culture, eppure non posso fare a meno di sentirmi orgogliosa. Che straordinaria opportunità, parlare più lingue e vedere così tanti paesi.


Essere senza radici mi ha dato un senso di libertà. Sono grata per le esperienze che ho avuto e sono orgogliosa di sentirmi soprattutto un cittadino del mondo. Le possibilità per il futuro sono infinite. Il senso di essere a casa ovunque, pur sentendo che la casa non è da nessuna parte, fa parte di ciò che sono.


Amo poter scegliere di essere chi voglio, ovunque vada. Le mie molte maschere sono uno storyboard di tutto ciò che sono. Mi sono gradualmente costruita un'identità che è una raccolta di pezzi, ognuno dei quali ho raccolto a mano; scegliendo i pezzi migliori per creare un tutto. Mi sono resa conto che quei pezzi non si escludono a vicenda, ma sono tutti dipendenti l'uno dall'altro. Essere senza radici non significa che non appartenga a nessun posto; significa che scelgo di appartenere a molti.


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